Il suo ultimo messaggio era stata la lettera di dimissioni dal ruolo di designatore, un atto dovuto vista l’inchiesta per frode sportiva aperta nei suoi confronti dalla Procura di Milano. Quattro mesi e mezzo Gianluca Rocchi (esattamente centoventinove giorni oggi. è torna a parlare e raccontare le sue verità in esclusiva al Corriere dello sport. In attesa della ratifica del gip alla richiesta dei pm di archiviazione dell’inchiesta di Milano e la chiusura dell’indagine Rocchi si confessa a cuore aperto dopo notti insonni e interrogativi che restano inevasi.
Una vicenda non ancora finita
“Mi è esplosa una bomba nella vita – ha detto Rocchi al direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni – Perchè? Me lo sarò ripetuto cinquanta volta. Perché a me?, cosa ho combinato? Da impazzire. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo”.
L’ex designatore assicura di non aver mai sentito Marotta (“Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri e quando dico da sempre non mi riferisco al mio periodo. Io posso garantire che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia. Ma non ho mai oltrepassato la linea della correttezza. Nei fatti») ma ammette un errore “tecnico”: “Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore”.
Nessuna rivincita però
“Non è questo il momento, non voglio pensare a ciò che è stato. Voglio tornare a vivere la vita che merito, ora devo rifarmi un’immagine, capisci? L’arbitraggio mi ha dato tante soddisfazioni, avrà voluto riprendersi qualcosa. Ma ha picchiato duro, troppo duro. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condizione di fare delle scelte. Non posso entrare nella testa della gente. So chi sono e come mi sono sempre comportato, lo sanno soprattutto quelli che con me hanno lavorato, persone che non coltivano dubbi sulla mia onestà. Non devo comunque saldare alcun conto. Non inseguo rivincite, solo giustizia”.
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Gli rimane solo di fare la vittima
Poveraccio mindi pari finze mali