“Senza il calcio a quest’ora sarei nei guai. Quando sei piccolo hai delle scelte davanti e bisogna fare quella giusta. Io non avevo esempi attorno a me da seguire. Avevo una persona però, un mio caro amico, che mi ha sempre detto di prendere la strada giusta: quella di fare calcio. Ricordo che avevo dodici anni e nessuno poteva portarmi al campo nei tragitti da Asti a Torino. Quindi rimasi al convitto, vivevo lì tutti i giorni. Tornavo a casa soltanto il weekend dopo le partite. Sono sacrifici ai quali da piccolo non pensi troppo: sei lontano da genitori e amici, dai tuoi affetti più cari. Dura da capire ma te ne accorgi quando cresci“.
SITUAZIONI PARTICOLARI VISSUTE. “Facevo arrabbiare quasi sempre il prete dell’oratorio, che era la persona che mi ha sopportato di più. Andava a dormire alle nove e chiudeva tutto. Sbarrava anche il campo nel piazzale. Allora ci organizzavamo, aspettavamo che lui dormisse e poi scavalcavamo per andare a giocarci tutta la notte. Al Kean ragazzino oggi direi di credere sempre in sé stesso perché nessuno lo farà per lui. In campo ci sei tu contro tutti. A volte contro te stesso. E allora dai il meglio, fallo al massimo e insegui il tuo sogno”.
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