IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, Claudio Ranieri? Magari!

Il tecnico della leggenda Leicester, diventato “allenatore vero” in rossoblù, non avrebbe detto no. Anzi, adesso ci sono di mezzo i denari. Il presidente sa che da questa scelta passa davvero tanto per il presente e il futuro del club

Un contatto c’è stato. Forse, qualcosa di più. Ma, per esorcizzare il tema, facciamo i nomi degli eventuali altri possibili sostituti di Fabio Liverani, mandato a casa con un freddo comunicato alle 13 e qualcosa di oggi. L’esonero è giunto a due giorni dalla sconfitta di Palermo e a due dalla ripresa degli allenamenti. Beppe Iachini e Roberto D’Aversa pare siano stati messi in preallarme. Non si scandalizzino i puristi: dietro front e giravolte in questa fase sono all’ordine del giorno. Il presidente è terrorizzato dall’idea di sbagliare ancora una volta. Ma anche dal dover pagare a Liverani e al suo staff un triennale pesante. I tecnici designati per paura di affrontare un percorso troppo complicato, con una classifica da incubo e una rosa inadeguata, che non hanno né scelto né condiviso. Intanto, Claudio Ranieri prende quota. L’allenatore di Testaccio, coach di club stellari in Italia e all’estero, noto per competenza e serietà, è stato contattato una decina di giorni fa. Da subito, la richiesta di precisa garanzie tecniche e un orientamento teso ad avere rinforzi pronti e all’altezza. Nessuno confermerà mai, ma pare che fosse tutto fatto fin dopo la sconfitta di Terni. Poi, la striminzita vittoria con il Perugia in casa l’avrebbe fatto riflettere, almeno sull’opportunità di sciogliere subito gli indugi: meglio non partire dopo una vittoria, sarebbe stato il sunto del commento. Quindi, pausa di riflessione per un allenatore stimato e rispettato, e non solo per la favolosa cavalcata con i Quattro mori dalla C alla serie A. Poi, la decisione di accettare. Forse. Infatti, il sì è ancora tutto da confermare mentre si va in stampa (le 20.07 di martedì 20 dicembre). Non si tratta che di aspettare. Con la pazienza, la passione e l’entusiasmo giusto. Con l’auspicio che si sia davvero di fronte a un nitido passo indietro del patron. E si sia chiuso, al contempo, un capitolo di decisioni incompetenti, esoneri e cacciate di allenatori e dirigenti un tanto al chilo, ingerenze e pressioni, ingaggi di “figurine”, ex buoni calciatori, magari acciaccati o fuori condizione, spesso con stipendi faraonici. Un mix che ha portato la squadra in B e a passo dalla C.

La misura colma. Fabio Liverani, anche nei momenti peggiori, ha dispensato fiducia. Ma non è mai stato abbastanza convincente. La squadra ha giocato troppo male, senza idee, poco propositiva, confusionaria, evanescente sotto porta, da fil horror dietro, con quindici formazione diverse in diciotto gare. I fischi dell’intero stadio nel match con il Perugia sono stati decisivi: questo aiuta nel rafforzare la sbiadita idea di qualcuno che ritiene l’atteggiamento del pubblico ininfluente. Non solo il tifo conta ma per chi ama davvero i colori rossoblù è fondamentale farsi sentire, con civiltà, tempi giusti e giudizio. Il tecnico ex Lecce e il suo team lasciano il Cagliari​ quattordicesimo, a un passo dalle tre che andrebbero in C senza passare dal via. Mai il club negli ultimi vent’anni è stato così in basso. E per stare agli ultimi nove anni di gestione giuliniana, basti dire che in B, nell’anno della risalita con Massimo Rastelli in panca, in questa fase del torneo, che allora era a 22 squadre, la squadra aveva 37 punti, 15 in più rispetto al presente. Descrivere il flop delle diciotto gare, con sei sconfitte, alcune nauseabonde come con Venezia in casa, Ascoli, Ternana e Palermo fuori, è come mettere il sale su una ferita aperta. E non aiuta ricordare l’exploit di Benevento o la reazione di Frosinone. Quel che si è visto è stato, mediamente, di pessimo livello. E la B non fa prigionieri. L’orribile retrocessione pareva fosse l’epilogo di una condotta presidenziale giunta al capolinea. Quindi, più trasparenza, maggiore condivisione, autonomia ai collaboratori, dal diesse ai tecnici. Invece no. Il presidentissimo fa e disfa. Scompare dai radar o, se appare, lo fa in luoghi blindati, senza dover correre il rischio di un eventuale contradditorio, o di dover dare un minimo e doveroso cenno su condizioni e risultati della squadra. Sarebbe lecito per i settemila abbonati, per le altre migliaia, sempre meno, di fedelissimi che per i colori rossoblù hanno ancora la forza di comprare un biglietto e andare allo stadio. Senza scordare chi è abbonato alle pay-tv, gli sponsor e gli inserzionisti, a cominciare da mamma Regione, che mette in ballo milioni di euro e ha visto il brand scomparire dai media nazionali ed esteri. Un disastro.

La tombolata lontano da mogli e figli: che genialata! Intanto, ci si inventa il ritiro di Natale. Scelta da barzelletta per numerosi ex calciatori e gli allenatori. Di più, dopo la pessima sconfitta senza gioco, cuore e anima di Palermo, sono stati invece confermati i due giorni di riposo. Ma non sarebbe stato meglio dimezzare le 48 ore di vacanza e lasciare il gruppo squadra con i propri cari per la vigilia del 24? Peraltro, cacciato Liverani il gruppo squadra è rimasto a un team guidato da Roberto Muzzi. Si vedrà. Intanto, si è scelto diversamente, d’altronde, avranno pensato, arriva il Cosenza, cosa mai sarà, il Real Madrid? Mentre chiunque, nonostante l’ex Larrivey e la sconfitta subita dai calabresi nell’ultimo turno, intuisce quanto possa essere carica di insidie la partita di lunedì prossimo. Adesso, tutti a tifare San Claudio.
Buon Natale!

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