Pavoletti: “A Cagliari mi sono sentito amato soprattutto come persona”

L’ex capitano rossoblù racconta il possibile futuro da direttore sportivo, il rapporto con Gasperini e Ranieri e il legame speciale con la Sardegna.

Leonardo Pavoletti guarda al futuro. L’ex attaccante e capitano del Cagliari è stato protagonista di una lunga intervista sul canale YouTube del Corriere dello Sport, nella quale ha parlato della propria carriera, delle possibili nuove strade professionali e dei tecnici che hanno maggiormente influenzato il suo percorso.

“Ritirato? Vediamo”

Pavoletti ha chiarito di non vedere, almeno per ora, un futuro in panchina. Più interessante appare invece l’ipotesi di intraprendere la carriera da direttore sportivo.

“Sono ancora convinto di non voler fare l’allenatore. Il direttore sportivo invece ha competenze che penso di avere, è un ruolo di non protagonismo. Anche da attaccante ero così, pensavo che partecipando avrei fatto girare bene la squadra, non mi sono mai sentito il protagonista. Da ds bisogna trovare compromessi nelle altre persone per raggiungere l’obiettivo finale che è il bene di tutti. In molti non conoscono l’importanza di questo ruolo: devi far collimare gli interessi dell’allenatore con quelli della società”.

Una prospettiva che sembra quindi rispecchiare il carattere dell’ex centravanti, più interessato alla costruzione collettiva che alla ricerca della scena personale. La carriera sul campo, però, non è ancora ufficialmente conclusa.

“Mi sto ancora allenando e sto avendo risposte carine per la gamba, il mio corpo sta meglio. Vediamo fino a gennaio se esce qualche esperienza che mi prende da dentro, valuterei anche l’estero. Tengo uno spiraglio aperto, anche se tutti i segnali nella mia testa e nel mio corpo mi dicono che Pavoletti sta prendendo un’altra strada”.

Gasperini e la trasformazione del calcio

Tra gli allenatori che hanno lasciato il segno c’è Gian Piero Gasperini, definito da Pavoletti un vero innovatore. “Gasperini è un genio perché ha trasformato il calcio degli ultimi 10 anni. Uno che cambia una fase del calcio è geniale, sono stato molto fortunato ad averlo”.

L’ex attaccante ha ricordato anche l’impatto fisico e tattico del sistema di gioco dell’allenatore. “Avevi una prepotenza fisica nel corso della stagione, con tre cambi, che ti permettevano di non scendere al 75′ e le squadre avversarie si impaurivano. Giocavamo come in allenamento e diventava facile”.

Il legame speciale con Cagliari

Il capitolo più emozionante dell’intervista riguarda però il rapporto con Cagliari e la Sardegna. Pavoletti non si definisce un eroe, ma riconosce di essere entrato profondamente nel cuore dei tifosi rossoblù.

“Io un eroe? Direi più che sono stato importante, ma sono entrato nel cuore dei sardi più per come mi comporto in città. Andare al supermercato e incontri un signore che chiacchiera, vai all’edicola, saluti: mette di buon umore, gli si accendono gli occhi alle persone. Ti vedono come una persona positiva, un capitano che è rimasto a prendere gli schiaffi nei momenti difficili e io sono contento di stare lì con loro. Mi piace rendere le persone felici anche per poco tempo”.

Il ricordo di Ranieri

Pavoletti ha poi ripercorso il periodo vissuto con Claudio Ranieri, soffermandosi soprattutto sul modo in cui l’allenatore aveva valorizzato le sue caratteristiche.

“Con lui erano tornati i cross, era un sogno per me. Solo che ero in una fase di carriera dove non ero più nel mio prime. Il modo più semplice per arrivare in porta con lui era andare sui lati. C’ero io e Lapadula, quindi con due così dovevi stare in area”.

Particolarmente significativo anche il ricordo della sfida di Bari, decisiva per la promozione in Serie A. “Poi a Bari il piano era tenere il pari fino all’80’ e dopo mettere i cross. Noi avevamo solo un risultato, ma quando Ranieri ti dice qualcosa ci credi, è quella. Poi poteva farmi entrare un pochino prima, lo dico sempre, ma aveva ragione anche lì”.

Pavoletti individua infine nella capacità di ottenere il massimo da ogni giocatore la principale qualità di Ranieri. “La sua dote più grande è che riesce a far fare a ognuno il proprio dovere per raggiungere l’obiettivo. Ha grande credibilità”.

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1 Commento
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Danilo BG
23 minuti fa

Grazie Pavo !!!!!
Da Tifoso : gratitudine e riconoscenza
X Te ci saranno x Sempre.
Ci vuole coraggio, è il momento di appendere le scarpe al chiodo e pensare….al dopo.
L’ augurio è che possa ritornare nelle file RossoBlu in qualche altra veste, ormai il suo cuore è le sue nuove radici sono in Terra Sarda .

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