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Gigi Riva

“Amici Fragili”, dagli occhi di chi c’era. Spettacolo da… tripletta finale

Una rappresentazione emozionante, che sarà molto difficile venga apprezzata con identico trasporto in altre città d’Italia. Cagliari applaude lo spettacolo teatrale “Amici Fragili”, la storia del rapporto tra Gigi Riva e Fabrizio De André, portata in scena da Federico Buffa, Marco Caronna e Alessandro Nidi. Con triplice regalo finale ai cantori della storia da parte del pubblico

ATMOSFERA. Il Teatro Massimo gremito. Non passa inosservata la presenza di Nicola, figlio di Gigi Riva. Chissà cosa racconterà oggi a papà Rombo di Tuono! Il palco ha una scenografia scura, colorata di frequente da una luce blu soffusa. Due cabine telefoniche (una rossa e l’altra blu), un baule e un tavolo con due sedie. Federico Buffa, celebre ed apprezzato storyteller sportivo Sky, inizia il suo monologo. I primi minuti danno l’impressione allo spettatore che si possa trattare di un racconto molto serio, leggermente cupo. Invece ne resterà piacevolmente affascinato. E non solo per la nota abilità narrativa di Buffa, che intreccia le esistenze di Riva e De André viaggiando dal tavolo con due bicchieri di whisky alle cabine, utilizzate per riprodurre i dialoghi tra i protagonisti citati in scena. Sì, perché il cuore pulsante dello spettacolo è rappresentato dalla musica. Marco Caronna, che ha scritto con Buffa “Amici Fragili”, si esibisce alla chitarra sciorinando una voce avvolgente, entrando di tanto in tanto con alcune battute; Alessandro Nidi, dal canto suo, partecipa alla magia grazie a pianoforte e tastiera.

EVOCAZIONE. I minuti trascorrono veloci, tra un’evocazione e l’altra. La vita di Gigi Riva viene rivissuta in maniera approfondita, con un focus sulla giovinezza aspra e piena di privazioni. I genitori scomparsi troppo presto, quel senso di ribellione alle regole precostituite, la rabbia interiore esplosa poi con le braccia tese nelle esultanze dopo un gol. Il grande rimpianto di non essere riuscito a far vedere alla famiglia che “ce l’aveva fatta” e poteva riscattare un’esistenza intrisa di sofferenza. Un’anima agitata che ama la semplicità, le persone umili, proprio come Fabrizio De André con cui si incontrò a Genova a fine estate 1969. Del cantautore genovese vengono riportate le musiche più famose, in chiave rivisitata, a scandire il ritmo dello spettacolo. Tanti i momenti da ricordare. Alcuni grazie al ricorso a una grafica sul palco, in grado di far fruire ai presenti i disegni di Francesco Arcuri e alcune esibizioni musicali. Tra queste “No Potho Reposare”, da pelle d’oca, eseguita quando nel racconto Fabrizio ha appena cessato di esistere, da una delle eccellenze di Sardegna: Paolo Fresu. Al termine, applausi a scena aperta e il trio che fa tre volte capolino sul palco a prendersi i meritatissimi omaggi del pubblico. Con reciproca soddisfazione.

 

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