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IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, pareggio d’orgoglio con un super Radunovic!

Il Verona sbatte sulla muraglia organizzata da Mazzarri. Un filo di coraggio premia JP10 e soci. Il punto dà autostima, è complicata ma potrebbe servire

Terzo pareggio di fila. Meglio, con la porta imbattuta. Certo, la musica in classifica cambia di poco. Ma intanto, è la Salernitana, sconfitta dalla Juve, a reggere il moccolo in coda. Al Bentegodi lo 0-0 sa di buono. Adesso, testa al Torino, atteso lunedì nel posticipo. A Verona – per l’ennesima partita da dentro o fuori dopo un terzo di campionato – si chiude a testa alta. Tenuto conto dei limiti noti e soliti, non è male. Radunovic; Caceres, Ceppitelli, Carboni, Lykogiannis; Bellanova, Nández, Grassi, Dalbert; João Pedro e Keita Baldé sono i primi undici: meglio tenerli a mente. Godin e Strootman, per infortuni veri o presunti, non ci sono. All’ultimo salta anche Marin: febbre (tampone negativo, non è Covid). Il romeno va in panca, dove trova anche Pavoletti. I padroni di casa ripartono da un record: in Europa l’Hellas, come Psg e Borussia Dortmund, ha firmato cinque vittorie di fila al Bentegodi. Una buona ragione per spezzare la striscia. Ma i veneti arrivano dal ko di Genova con la Samp. Il Cagliari si è mangiato le mani dopo aver subito in casa il pari al ’90 dalla Salernitana. Nel pari si intravede una folata di autostima. Vedremo.

Porta inviolata e spirito di squadra. Intensità e pressione sull’uomo: il Verona si sa che fa questo. Il 3-4-2-1 per Tudor è collaudato. Il 3-5-2 di Mazzarri è utile per fare densità in mezzo, coprirsi in cinque dietro e, soprattutto, tenere botta e ripartire. Primo brivido al 5’, con Faraoni in ritardo. Caceres anticipa e Ceppitelli spazza. Il Cagliari riparte ma sbaglia anche gli appoggi. Simeone? Una furia, c’era da aspettarselo. Il ritmo è alto. Il break di Joao Pedro lo chiude di destro, alto, Bellanova. Ma gli errori, anche banali, non mancano. Radunovic prova i guanti su corner di Caprari. Il Cagliari rinuncia a costruire da dietro.

Certo, serve a ridurre i rischi di un Hellas arrembante. Ma se non si ha qualità tecnica, personalità e idea di gioco sono ancora da trovare. Meglio per concentrazione e coraggio. Altro break, JP prova il sinistro, Montipò senza fatica. Idem su Keita Baldè. I quattro mori danno segni di vita con verticalizzazioni e poco palleggio. Il solito Nandez spinge e crossa. E tira: Momtipò usa i pugni. Segnali interessanti: dopo mezz’ora quattro tiri, tre in porta. Anche se il possesso palla rimane gialloblu, Mazzarri sta imbottigliando i padroni di casa. Veloso impegna Radunovic su punizione. Ma per spirito di gruppo e unità di intenti di Carboni e soci meritano un plauso.

Passo avanti per cuore e attenzione. La zampata, monca di Simeone, arriva dopo dieci minuti. Radunovic c’è. Appena prima l’arbitro Marcenaro (debuttante, classe ’93) distribuisce cartellini per un accenno di rissa dopo un fallo di Simeone su Nandez, argentini e uruguaiani, faida di vecchia data. L’Hellas tiene il Cagliari dietro. Barak impegna Radunovic. Il match si scalda: sarà meglio abituarsi al saper dare tempra nei momenti decisivi. Il Cholito calcia alto. Bellanova si conferma solido nelle due fasi. Keita Baldè si va spegnendo. Tengono botta JP10, Carboni e Caceres, che segue Caprari. Si registra il palo di Dawidowiz.

L’Hellas accelera. A 20’ dalla fine Pavoletti subentra a Keita Baldè e Marin a Dalbert. Mazzarri ci crede. O almeno, ci prova: la squadra regge, è abbastanza ordinata. L’equilibrio tra reparti nascono dal lavoro del tecnico, impossibile non notarlo. Il gruppo, forse non sta bene, ma cresce e matura convinzione. Certo, è inutile aspettarsi miracoli o sorprese. Ma con la testa giusta si può correggere pian piano la rotta. Tudor fiuta il pericolo e inserisce Lasagna, Bessa e Tameze, escono Ilic, Veloso e Simeone. Il Verona cerca la stoccata. Si soffre. Bessa impegna Radunovic. Grassi esce (problemi al flessore), Strootman si piazza in mediana. Il Cagliari si arrocca ma è vispo. Miracolo di Radunovic su Lasagna, però in offside. Out anche Lykogiannis, crampi, Zappa in campo. Tatticamente poca roba, ma la battaglia c’è stata. E fa onore alla formazione isolana. Il migliore in campo? Radunovic!

Notarelle
Sul terzo portiere della nazionale. Scrive un lettore: “A gennaio ne vedremo delle belle. Intanto, non mi convince questa assenza, causa arrivo della secondogenita, di Alessio Cragno. Ma come, si va in casa del Verona, squadra che in casa ha fatto l’80 per cento dei punti, Cragno ci ha salvato da decine di sconfitte, blindato pareggi e vittorie, in passato, e neanche mezza proposta per mettergli a disposizione un volo privato come è successo con Pavoletti tre anni fa a Firenze! Per aver subito un gol, dove poteva fare meglio, in tanti l’hanno massacrato. Sbagliato”. Un altro rincara la dose: “I giornalisti compiacenti parlano di un obbligato colpo di reni, di riscossa, di cuore, come se la squadra fosse decima in classifica e venisse da un momento no, magari tre pareggi e due sconfitte. Siamo ultimi e fanno a gara a non dire che Mazzarri o Guardiola, con questa rosa, cambia poco”. Opinione più che condivisibile. Da un pezzo.

Coccole self service. Un po’ ovunque, grazie anche al pressing dell’Ussi (Unione stampa sportiva italiana) con il supporto e le indicazioni di Figc, Lega, Coni e Sottosegretariato allo sport, si sono riaperte anche le sale stampa degli stadi, ovviamente nel rispetto delle norme, con distanziamenti, mascherine, green pass eccetera. Il Cagliari resiste. O meglio, non si ha memoria per ricordare l’ultima conferenza stampa pre-gara in presenza. Forse, si devono riannodare i fili e tornare all’epoca Maran. Però, mentre la saletta stampa di Asseminello rimane chiusa – è difficile pensare che Mazzarri possa fare storie nel dover parlare prima dei match nella sala, per esempio, per i media alla Domus o a Palazzo Doglio – promuove eventi di vario genere. In presenza. Ad esempio, la presentazione di un libro, proprio a Palazzo Doglio, con invito profuso a tutte le testate giornalistiche. Il tema del volume? Quanto è bravo è il club nelle politiche sociali, di marketing, nelle attenzioni ai tifosi e a tutto il resto.

A proposito di eventi. Sempre nei giorni scorsi la società ha dato fiato alle trombe per un evento con altri enti. Tra le motivazioni virgolettate del patron anche “la sensibilizzazione e l’educazione ambientale, realizzato in collaborazione con Legambiente e caratterizzato da laboratori didattici e giornate di pulizia del territorio”. Per dire, si potrebbe cominciare da una visita, magari con i bambini delle scuole di Uta, Capoterra, Cagliari e Assemini, agli impianti di lavorazione del fluoro a Macchiareddu. O no?

 

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