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Euro 2020

Italia-Austria, i valori si misurano pure in… euro

Domani a Wembley l’ottavo di finale tra l’Italia di Mancini e l’Austria guidata da Franco Foda. Sulla carta, azzurri favoriti. Una marcia in più suffragata pure dai valori complessivi delle rose: Barella & Co. <doppiano> gli avversari

TRADIZIONE E PRESENTE. Italia contro Austria, gara da dentro o fuori. Sebbene una partita secca possa vivere una storia a sé, condizionata da singoli episodi, i valori <sulla carta> sembrano orientati a favore degli azzurri di Roberto Mancini. Una squadra giovane e affamata, puntellata da qualche elemento più esperto che garantisce i piedi per terra necessari in una grande competizione. Quattro titoli mondiali e uno europeo, senza possibilità di replica; una solida tradizione anche a livello di club nelle manifestazioni internazionali: per Das Team il maggior successo è innanzitutto esserci a questi Europei, appena la terza presenza nel torneo. Quanto sono cambiati pure i tratti distintivi di quest’Austria… arricchita come tante altre squadre da radici lontane: serbe (Dragovic, Arnautovic e Kalajdzic), bosniache (Pervan), nigeriane (Alaba – di madre filippina – e Onisiwo), greche-angolane (Lazaro). Lo stesso ct Franco Foda è di padre italiano (originario del Veneto) e madre tedesca.

IL COLORE DEI SOLDI. Se l’essere favoriti in una partita secca implica la spinta data dagli ultimi risultati, come il filotto di vittorie senza gol subiti per gli azzurri e la lunga striscia utile all’attivo, si può usare in alternativa una chiave diversa: quella data dalla comparazione delle rose di Italia e Austria, dal punto di vista del valore di mercato. Secondo il portale specializzato Transfermarkt, le cifre parlano chiaro. La rosa della Nazionale di Mancini varrebbe 751 milioni di euro, con i picchi forniti da Barella (65), Bastoni, Chiesa e Donnarumma (60), Verratti (55), Insigne (48) e Jorginho (40). Tra gli uomini di Foda, che sommano un valore di 320 milioni, ecco il pluridecorato Alaba (55), Sabitzer (42), Schlager (27), Laimer (26), Baumgartner e Kalajdzic (22). Insomma… una differenza che pesa e permette di apostrofare impropriamente Italia-Austria come <La partita del miliardo>. Il campo, come sempre, conserva il proprio ruolo di giudice supremo: che vinca il migliore.

 

 

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