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ESCLUSIVA – Vittorio Pusceddu: quando a sinistra si andava sul velluto

“La salvezza? Con 30 punti a disposizione devono crederci sino alla fine. Ma col Verona non possono sbagliare nulla”

 “Come va? Bene, sono a casa che scartavetro un mobile del soggiorno. Era da un pezzo che andava rimesso a nuovo”. Ha marcato Figo, incrociato Maradona, Van Basten e Ronaldo, giocato con Batistuta, Zola, Junior e Francescoli. Eppure, per Vittorio Pusceddu, carriera e valori umani vanno di pari passo. Tecnica, fisico, intuito e quel giusto piglio sbarazzino. Più, quintali di umiltà. Da sempre. Dall’approdo al Torino, appena ventunenne. Fino all’attualità, con gli amici pescatori di Buggerru e dintorni con i quali mantiene la buona abitudine della scopetta e della pinella serale. La persona che vale, con gli scarpini e senza.

D’altronde, il tempo non fa sconti. Chi ha seminato serietà forse non viene chiamato ad allenare il Real Madrid. Ma può camminare a testa alta, ovunque e con chiunque. Nato nel settore giovanile del Cagliari ha chiuso la carriera con la maglia del Torino il 1° luglio 1998. In carriera ha messo su 407 gare, 27 reti e 5 assist. In rossoblù ha conquistato l’Uefa, in gol con il Malines. Classe ’64, ha vinto la B con il Genoa, la Supercoppa italiana con la Fiorentina e la Mitropa con l’Ascoli.  Ha allenato anche il Tavolara in D. Dal 2012 guida la Primavera del Cagliari, ma la nuova proprietà lo saluta dalla mattina alla sera. Il 25 gennaio 2020 diventa commissario tecnico della nazionale della Sardegna.

Vittorio, mobilia da laccare a parte, come se la passa?
In attesa, come quasi tutti. Aspettiamo che passi la pandemia. Da selezionatore della nazionale sarda non ho potuto fare nulla. Intanto, hanno fatto i gironi del campionato Europeo. Dovevamo partire a giugno ma salteranno di almeno un mese.

Qual è la sensazione?
I ragazzi hanno bisogno di giocare, vogliamo andare in campo, lasciarci stress e preoccupazioni alle spalle.

Quali potrebbero essere le sorprese?
Marco Piredda, ’94 che somiglia a Barella e ho avuto al Cagliari. È stato ampiamente sottovalutato, per le qualità tecniche, potrà darci tanto. Senza infortuni, con la Ternana in B, avrebbe potuto avere un’altra carriera. Ma è giovane, può ancora fare il salto di categoria. E Alessandro Masia, che in C è stato bloccato da un brutto incidente, sarà un punto fermo. Più in generale, credo in una bella miscela, tra esperienza e qualità.

Tra i big chi spera di avere?
Dipende anche dai club. Marco Mancosu, Pinna e Deiola mi hanno dato un ok di massima.

Come giocherà la nazionale sarda?
Sono da sempre un fanatico del gioco offensivo con equilibrio. Se riesco ad avere i giocatori adatti, partiamo con il 4-3-3.

Il modulo di Eusebio Di Francesco…
Un ottimo allenatore, forse caratterialmente giovane per gestire dinamiche complicate. Ma conosce il calcio e ha idee di gioco importanti. Però aveva bisogno delle pedine giuste. Gli è mancato il regista, gli esterni non sono all’altezza. Ma non si può dare addosso a Zappa: da un ragazzo di ventuno anni non si può pretendere troppo.

Parliamo di salvezza. Come la vede?
La partita alla vigilia di Pasqua alla Sardegna Arena sarà determinata dagli stimoli. Il Verona sta bene ma non può aspirare all’Europa League. Ma sia chiaro: sono molto organizzati e attrezzati, Juric fa capire quello che vuole. Il Cagliari non può sbagliare nulla.

Ma com’è che la squadra, nell’anno del Centenario e delle promesse ai tifosi, si ritrova terzultima?
Va fatta una premessa: l’infortunio a Rog è stata una grave falla. Con Nainggolan hanno formato una coppia eccezionale. Poi, ci siamo svegliati tardi con acquisti importanti ma non pronti, inseriti anche fuori ruolo in un contesto che già soffriva.

A proposito di Nainggolan, il rendimento non è al top..
Sì, ci aspettavamo in più. Ma ha un fisico importante, il dinamismo è la sua forza e non giocava da cinque mesi. Anche per questo fa fatica. E a centrocampo mancano compagni che lo aiutino. Ma sono certo che potrà dare ancora tanto al calcio e al Cagliari.

Dicevamo della salvezza. Come vede i numeri?
Quarto peggior attacco e sesta peggior difesa, c’è poco da commentare. Però, ci sono 30 punti in palio, 7 di distacco da Benevento e Spezia, uno dal Torino. Dobbiamo crederci, la possibilità c’è anche perché non siamo inferiori alle neopromosse.

Quanto pesa il ko a La Spezia?
Tanto. Ci siamo svegliati tardi, non puoi prendere un cazzotto in faccia e poi provare a restituirlo negli ultimi 20’. La squadra ha qualità per imporsi almeno con le pari grado.

Perché si sono impantanati?
Perché non funziona e non ha mai funzionato al meglio la fase difensiva. Sulle palle inattive si rischia sempre e in qualsiasi azione si può prendere gol. Grazie a Cragno, che sta disputando un campionato eccellente e andrà agli Europei con Sirigu e Donnarumma, il passivo è limitato. Però dietro, si lascia a desiderare. Se giochi a tre devi avere due esterni molto bravi che facciano le due fasi. Per dire, la Juve di Allegri l’ha fatto con Alex Sandro e Cuadrado, con in mezzo Barzagli, Chiellini, Bonucci.

Altre storie. Ma cosa manca al Cagliari da ritrovare al più presto, oltre ai big che facciano i big?
La tranquillità. Devi fare risultato e hai paura di non farcela. Ma non credo che i giocatori più esperti possano mollare. Godin ha un contratto lungo ed è a fine carriera ma Rugani è giovane, ha già vinto tanto, però retrocedere è una brutta macchia. Anche per Ceppitelli, che è arrivato per crescere ma, anche per i troppi problemi fisici mostra qualche passo indietro, la B non sarebbe un bel passaporto.

Semplici cosa dovrebbe fare?
È un buon allenatore, i 7 punti nelle prime tre partite, la reazione della squadra a Marassi con la Samp hanno fatto capire che lo seguono. Poi, c’è stata la Juve e il ko con lo Spezia: il pareggio sarebbe stato più giusto. Ma l’atteggiamento non mi è piaciuto.

E la società?

Ci sono stati errori di mercato e non avrei mai dato Ounas. Dietro serve continuità, a sinistra Lykogiannis tante volte si distrae e prende infilate importanti che mettono in difficoltà tutti. Anche l’equivoco Marin regista ha condizionato la squadra. Duncan si arrangia ma un play vero manca ancora.

Su chi deve correre il Cagliari?
Su sé stesso. Con determinazione, orgoglio, concentrazione. La maglia rossoblù vale tantissimo, non devono scordarlo. Siamo terzultimi a un punto dal Torino che deve recuperare la partita con la Lazio e ha una rosa un po’ superiore a quella del Cagliari. Devono dare il massimo fin da sabato, non ci saranno appelli.

Vittorio sfogliamo l’album. Ha giocato in mezza Italia, da chi ha imparato di più?
Da Matteoli e Francescoli, campioni veri che in campo hanno fatto giocare meglio tutti. Parliamo di qualità tecniche superiori e mi viene in mente ciò che ha detto l’allenatore dell’Udinese, Luca Gotti: tra la qualità del passato e quella attuale non c’è partita. Alcuni fenomeni odierni, trent’anni fa non andrebbero neppure in panchina.

Torino, Napoli e Fiorentina: quali i giganti?
Al Toro avevo 21 anni. Junior era impressionante quanto sottostimato. Ecco, con Leo tanti titolarissimi esaltati di oggi non sarebbero nemmeno convocati. Dispiace dirlo, ma allora si vedevano certe giocate, oggi prevalgono tattica e fisicità. E in pochi sanno saltare l’uomo.

Da Torino a Firenze, cosa non scorda?
Batistuta, il centravanti più forte mai visto. Sì, più di Van Basten. E penso ai valori umani: Gabriel a Firenze era il re, avrebbe potuto fare i propri comodi. Eppure, lavorava prima e più di tutti come neanche un ragazzino della Primavera.

Sono gli anni di Ranieri in panca e delle coppe internazionali. Qual è l’aneddoto?
Ospitiamo il Barcellona. Il mister prepara la gara e dice: “Vittorio, vai su Figo, nulla di eccezionale ed è lento”. Andiamo in campo. Parto fiducioso, lo aspetto. Non sembra velocissimo. Poi, gli danno la palla: mi punta, ha sterzato tre volte, me l’ha nascosta, non sapevo più dove fosse, lui e il pallone. Sconvolto dalle finte, mi ritrovo solo di fronte alla bandierina. Passo di fronte alla panchina: “Mister, ma questo Figo non era nulla di eccezionale”. Hanno riso tutti.

Tra gli italiani, chi la faceva soffrire maggiormente?

Nicola Berti dell’Inter. Aveva una falcata mostruosa, se partiva non lo prendevi più.

Chiudiamo con il Napoli di un nostro corregionale.
Gianfranco Zola e Careca, mostri irraggiungibili. In quella squadra, che aveva anche Blanc e Alemao, facevano la differenza.

 

 

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