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ESCLUSIVA – Gianfranco Ibba: “Numeri impietosi, ma il Cagliari può ancora salvarsi”

Preparatore e riabilitatore doc, in pista dagli anni di Cellino alla chiamata di Semplici. “La classifica è feroce, devono crederci e provare a ribaltarla”

Ne ha viste tante, in campo e fuori. Sa di calcio e uomini, muscoli e respiro, umori e condizione agonistica. Quel mix che nello sport, e nella vita, alla lunga fa la differenza. Gianfranco Ibba, dal 1991 al 2017 nello staff tecnico del Cagliari. Un’altra storia di alta professionalità che inspiegabilmente è andata a infrangersi su scelte societarie deficitarie. Riabilitatore doc, mani magiche su infortunati e acciaccati, competenze maturate in aula, palestra e manto erboso.

Laurea in Scienze motorie (tesi su “La preparazione atletica nel calciatore professionista”: 110/110 e lode), Specialistica in Scienze e tecnica dello sport (tesi sperimentale “Confronto dell’allenamento intermittente ad alta intensità e le ripetute aerobiche nel calcio”: 110 e lode con menzione speciale), Dottorato di ricerca in “Biologia e Biochimica dell’uomo e dell’ambiente”), patentini Figc da allenatore professionista e preparatore atletico, docente al corso allenatori della Federcalcio sono gli asset di un curriculum ineccepibile. Cagliaritano, classe ’56, anima e sangue rossoblù. “Come potrebbe essere diversamente! Al Cagliari devo tanto e ho dato tutto me stesso. Ero un ragazzino motivato e tifosissimo dei colori sociali quando ho messo piede da preparatore tecnico al Sant’Elia. A maggior ragione, mi piange il cuore nel vedere la condizione della squadra.

Partiamo da qui. Cos’è successo alla squadra di Eusebio Di Francesco?
Premetto che la mia è un’analisi da tifoso. Con Di Francesco mi era sembrato che in avvio ci fosse una linea e una filosofia di gioco. Poi, tutto è saltato per aria. Infortuni, rosa mal dimensionata, equivoci tattici, intrepreti sbagliati per certi ruoli e altro che non conosco, ci hanno portato al penultimo posto.

Interpreti ed equivoci, quali e perché?
Intanto, Marin è una mezzala, ci si è accorti dopo quindici partite che non poteva fare il regista. Joào Pedro veniva da due stagioni giocate molto bene da punta, complicato trasformarlo in un esterno. E Nainggolan è arrivato troppo tardi. Sulle qualità di Nainggolan non si discute ma, dopo quattro mesi di stop, deve ancora trovare la condizione e rodarsi al meglio. Doveva arrivare a inizio campionato.

Dopo il rinnovo presidenziale in tv nel dopo ko con il Genoa, Di Francesco va a casa con 15 punti in 23 gare. Che idea si è fatto della situazione?
Da tifoso la speranza non muore mai. Guardando i numeri e visto che il Torino, squadra più vicina, è quartultima sopra di 5 punti, ed è stata comunque capace di prendersi i 3 punti alla Sardegna Arena, se mi soffermo sulla matematica la vedo molto difficile. Ipotizzando quota 40 per stare in A, significherebbe vincerne almeno sei e pareggiarne sette. Quindi, se ne devono perdere non più di due. Il margine di errore è davvero molto sottile. Ma hanno l’obbligo di provarci.

Arriva Semplici, come la vede?
Mi auguro fortemente che la squadra si salvi. Semplici sa il fatto suo ma dovrà conoscere la squadra e metterla in campo.

In tanti anni al Cagliari di stagioni in salita non ne sono mancate. Cosa succede in coda da qui a fine maggio?
Per la retrocessione sono invischiate principalmente le ultime quattro. Poi, tutto, e speriamo vada così, può accadere. Lo Spezia ha nove punti in più, la Fiorentina è a 25, Ho visto il Benevento fermare la Roma con un uomo in meno. Ma non scordo che messo anche peggio il Cagliari di Ballardini anni fa ha fatto il miracolo salvandosi addirittura con una giornata d’anticipo.

Apriamo l’album dei ricordi. Quali allenatori le hanno dato qualcosa in più?
Renzo Ulivieri, pur con risultati pessimi in classifica, dal punto di vista tecnico e tattico era un passo avanti rispetto agli allenatori dell’epoca. Curava i dettagli come pochi. E non scordo Giovanni Trapattoni: persona di una umiltà incredibile pur avendo vinto tutto. Personalità enorme, mi ha subito messo a mio agio.

Con i calciatori chi mette in prima fila?
L’epoca di Mazzone, maestro motivazionale come pochi, mi ha fatto conoscere, e di certo ne scordo qualcuno, Moriero, Napoli, Firicano, Villa: ragazzi professionali e ottime persone. Sicuramente diversi dalle generazioni attuali.

Perché, oggi come va?
I giovani, specie quelli con prospettiva di carriera, sono cambiati, spesso  mal consigliati da troppa gente che gli ronza attorno. Ma vorrei tornare sul passato.

Prego.
Ci sono state tre squadre in questi decenni che mi porto dentro con passione. Quella di Zola, capace di risalire in A da un torneo molto competitivo. Gianfranco è calciatore e persona fuori del comune, è stato capace di lasciare la Premier e la Champions per calarsi in serie B. Lo ricordo con tanto affetto.

E le altre?
Penso a quella di Allegri. Max da quel gruppo, con un fortissimo Acquafresca che pareva dover esplodere oltre Tirreno, ha ottenuto tanto nonostante la partenza ad handicap. Il Cagliari giocava un buon calcio ed è stato il suo trampolino di lancio. Poi, c’è stata la squadra allenata da Massimo Rastelli.

Un biennio d’oro, decapitato troppo in fretta. O no?
Di quel gruppo, piaccia o meno, parlano i risultati. La serie B è stata vinta per la prima volta con record di punti, gol, vittorie totali ed esterne. In questi casi le chiacchiere stanno a zero. Da debuttante in A, Rastelli ha firmato un undicesimo posto con pochi ritocchi funzionali all’organico. Poi, è successo qualcosa che non doveva succedere.

Proviamo a riassumere.
Aver disgregato quel gruppo senza necessità, visto che i numeri erano a favore, è stato l’assist a un cammino accidentato che porta ai giorni nostri. Mi spiace dirlo ma parlano i risultati: da allora il Cagliari ha iniziato a fare sempre peggio, si è persa stabilità e serenità. È stato fatto un passo indietro sotto tutti i punti di vista. La società può essersi mossa per migliorare. Ma le risposte sono peggiorate.   

Lei ha lavorato con Cellino. Quali erano le coordinate in caso di crisi?
Il presidente è sempre stato esuberante ma ha sempre tenuto tantissimo al Cagliari e ai tifosi. Certo, quando girava male è stato contestato ma ha sempre cercato di allestire squadre competitive per una salvezza tranquilla, ha costruito anche il Centro sportivo. Sono convinto, specie se si pensa all’oggi, che la gran parte della tifoseria ne abbia un ottimo ricordo. Personalmente non posso che ringraziarlo.

Gianfranco, l’attuale patron, dopo le due annate con promozione e undicesimo posto, l’ha mandata a casa. Perché?
Non ne conosco ancora i motivi. Credo parta tutto dalla voglia di cambiare staff e preparatori. Giulini ha deciso, io ho accettato. Ma motivazioni non ne ho mai avute.

Un’ultima questione. L’ha sorpresa l’exploit di Barella?
Neanche un po’. Nicolò sta facendo quel che ci si aspettava. A Milano ha trovato le situazioni giuste. Non ho mai avuto dubbi, si vedeva che sarebbe cresciuto. È e sarà un protagonista dell’Inter nella corsa scudetto e della nazionale agli Europei.

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