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Di Francesco, corsa e sfrontatezza per ricostruire un Cagliari d’attacco

Il terzo tecnico del 2020 rossoblù ha portato le sue idee improntate su un calcio d’attacco e giocato in verticale, con tanti giovani in rampa di lancio

LA SCELTA. Dopo la delusione Maran e il traghettatore Zenga, il presidente Giulini ha fortemente voluto un nuovo ciclo improntato su un gioco offensivo e votato alla valorizzazione dei giovani. La scelta del nuovo condottiero rossoblù è ricaduta su Eusebio Di Francesco, allenatore in cerca di rilancio ma con alle spalle un curriculum che vanta la prima qualificazione europea del Sassuolo e una semifinale di Champions League con la Roma. Non solo un tecnico di prestigio, ma anche idee chiare per rinfrescare l’ambiente e restituire entusiasmo a un ambiente abbattuto dalle delusioni del Centenario.

PROGETTO. Si è partiti da un sistema di gioco nuovo, il 4-3-3, ma le difficoltà di adattamento di Joao Pedro al ruolo d’esterno portano subito il tecnico a optare per il 4-2-3-1. Il mister ha dimostrato così di non essere un integralista, levandosi un’etichetta che lo accompagnava da tempo. Grazie al lavoro del nuovo ds Carta sono anche arrivati diversi calciatori richiesti dallo stesso Di Francesco, come gli esterni Zappa, Sottil e Ounas, o il mediano Marin dall’Ajax. In difesa l’acquisto di Godin ha rappresentato il fiore all’occhiello del mercato estivo rossoblù, ma la mancata conferma di Nainggolan è stata un duro colpo (poi rimediato).

OGGI. In questi mesi il Cagliari ha attraversato momenti di alti e bassi, con la squadra che ha mostrato a tratti un bel gioco anche se i risultati non sempre hanno reso giustizia alle prestazioni dei ragazzi. La mano del tecnico si è vista subito, soprattutto per quei principi di gioco basati su palla a terra, esterni rapidi in entrambe le fasi e ricerca della verticalità, mai mutati anche col passaggio al 3-5-2 delle ultime settimane. Nonostante una classifica andata in peggioramento nelle ultime settimane, il gruppo di Di Francesco resta una compagine ambiziosa. Con il ritorno del Ninja ora c’è da fare il salto di qualità.

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