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Dall’arrivo in pompa magna al licenziamento prima di Milan-Cagliari: i 5 mesi in rossoblù di Zenga

Il tecnico milanese, ha preso in mano la squadra dopo l’esonero di Maran a inizio marzo ed ha dovuto fare i conti con la pandemia

Può piacere o non piacere Walter Zenga come allenatore. Ma certamente non si può dire che, nella sua avventura sulla panchina del Cagliari, sia stato sfortunato nei suoi cinque mesi, chiusi con grande amarezza. Si aspettava con convinzione di essere alla guida della squadra anche in questo campionato, ed invece non è stato così. Il suo disappunto non lo ha certo negato, così come una leggerezza commessa, fin dal dopo gara di Milan-Cagliari: È nel diritto di qualsiasi presidente farlo. Se ha deciso così ha avuto buoni motivi per farlo. Io – disse a caldo – non ho niente da rimproverarmi. Era complicato fare di più. L’unico nostro difetto è stato quello di fare subito dieci punti, mettendoci in una posizione tranquilla. Un’esperienza che porterò con me, ma forse ho commesso un errore, quello di aver accettato un contratto fino a giugno con una clausola, quella del raggiungimento del settimo posto, quasi impossibile da raggiungere”. La sua convinzione di restare e iniziare un nuovo campionato era tanta anche alla vigilia del match di San Siro. In un noto locale del centro della città, riunisce i giornalisti le lo fa capire apertamente. Il giorno dopo andrà in panchina e carica la squadra, nonostante avesse avuto la comunicazione dell’addio.

TANTE ATTENUANTI. Il settimo posto nell’anno del Centenario non viene raggiunto, sia per le difficoltà riscontrate da dicembre in poi sotto la gestione Maran (con il terzo posto sfiorato in pieno girone d’andata) anche per le difficoltà che Zenga si trova ad affrontare: quattro allenamenti ed un test con l’Olbia, prima dello stop imposto dal Governo per il dilagarsi in pieno marzo del Coronavirus, che inizia purtroppo a portare dolore con tante vittime. Una lunga pausa imposta che non permette, se non a distanza, gli allenamenti. Il campionato, per il Cagliari, riparte il 20 giugno con la gara al Bentegodi contro l’Hellas Verona, ben oltre tre mesi dopo la data originaria prevista, con una sconfitta per 2-1.

Tre giorni dopo a Ferrara, contro una Spal disperata ma matematicamente in corsa per restare in Serie A, arriva la vittoria che certifica la tranquillità della squadra. Fino a fine campionato, che si concluderà per Cragno e compagni la sera del primo agosto con la sconfitta pesante per 3-0 a San Siro (poche ore dopo che Zenga sa di essere licenziato) arriveranno anche amarezze con l’infortunio di Nainggolan e qualche brutta battuta d’arresto, ma anche la vittoria contro la Juventus Campione d’Italia per 2-0, con rete del Primavera Gagliano.

GIOVANI E NON SOLO. Come scritto in apertura di questo pezzo, piaccia o no, a Zenga vanno dati anche meriti. Ha puntato sul polacco Walukiewicz in mezzo alla difesa (giocatore poco visto da Maran) fatto esordire Ladinetti, Marigosu e l’appena citato Gagliano. Tutti mandati all’Olbia in Serie C a maturare da Canzi, vice Zenga in Serie A, per poi giocare in pianta stabile tra i professionisti, con il primo già nelle mire di Conte e della dirigenza dell’Inter. Per il sessantenne mister milanese, che in piena pandemia con la famiglia lontana da Assemimello, ha festeggiato il compleanno, non è stato certo facile lavorare. Di fatto si è giocato ogni tre giorni e il tempo per preparare una partita, con tanto di viaggi aerei andata e ritorno è stato poco. Anche se poi la polemica, con risposta ad un tifoso, sull’impiego Joào Pedro,  a inizio dicembre non è mancata: “Ha giocato 10 partite su 13 di cui 5 giocate con infiltrazioni alla caviglia, dopo tre mesi di lockdown e giocando ogni tre giorni…buona vita a te”.

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