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Lazio, la macchina del tempo: storia e protagonisti

I biancocelesti affronteranno oggi il Cagliari in un inusuale scontro d’alta classifica: breve profilo storico della squadra romana

METÀ. La Lazio, nata nel 1900, rappresenta l’esatta metà della “mela calcistica” della Capitale. Sorta inizialmente come società podistica, vide l’inizio dell’attività legata al pallone solo all’alba dell’anno seguente. A partire dal 1912 iniziò a prendere parte alla Prima Categoria, l’antesignana dell’odierna Serie A. Per tre volte arrivò a giocarsi il titolo, sempre però sconfitta nelle edizioni 1913, 1914 e 1923. Nel 1937, guidata dal grande Silvio Piola in attacco, mancò lo scudetto di un soffio giungendo seconda. Sarebbe rimasto il miglior risultato per quasi 40 anni.

PRIMO TROFEO. Il sodalizio biancoceleste conquistò il suo primo alloro nel 1958, portandosi a casa la Coppa Italia battendo in finale la Fiorentina con un gol dell’ex Prini. All’inizio del decennio seguente inizia a prendere forma una squadra importante, con gli arrivi dei vari Wilson, Chinaglia, Re Cecconi. E, soprattutto, l’approdo in panchina di Tommaso Maestrelli. Facendo da tecnico, papà, alternando bastone e carota, mediando tra le forti personalità del gruppo, il Mister prima riportò la Lazio in A, portandola poi al 4° posto del 1972-73 e scrivendo la storia un anno dopo. Spinta dalle reti del capocannoniere (24 reti) Giorgio “Long John” Chinaglia, dalla regia di Frustalupi, i polmoni di Re Cecconi e le incursioni di Garlaschelli, è scudetto per la prima volta. La Roma, campione nel 1942, viene raggiunta nel computo degli scudetti.

DECLINO. Tanto fu dirompente la sbornia tricolore, quanto amaro fu il risveglio. Nel giro di poche settimane la Lazio fu sconvolta da due gravi lutti che cambiarono ogni cosa. La morte di Maestrelli, vinto da una grave malattia dopo una coraggiosa lotta, poi quella assurda di Re Cecconi: Chinaglia era già volato negli Stati Uniti, il ciclo si chiuse e si aprirono anni difficili. Non solo sul versante sportivo ma pure finanziario. Il club sfiorò la caduta in C negli anni Ottanta, riguadagnando piano piano il calcio che conta.

I FASTI DELL’ERA CRAGNOTTI. Poi, durante l’era di Sergio Cragnotti al timone della società, la Lazio rifiorisce. Ingaggia numerosi campioni, consegnando al tecnico svedese Eriksson uno squadrone capace di vincere prima l’ultima edizione della Coppa delle Coppe (più la Supercoppa Europea) e poi il secondo scudetto, esattamente un anno dopo la Roma. L’acquisto dei vari fuoriclasse stranieri e vestiti di biancoceleste a suon di miliardi (e poi milioni nell’era di passaggio all’Euro) si rivelò troppo bello per essere vero: i problemi finanziari di Cragnotti e della Cirio portarono al dissesto, con il fallimento all’orizzonte. La Lazio fu salvata dall’attuale presidente Claudio Lotito, che concordò il risanamento del debito con l’Agenzia delle Entrate in 23 anni. Ci fu poi il coinvolgimento in Calciopoli. Dopo la tempesta, finalmente il sereno. Durante la gestione Lotito il club ha portato in bacheca 5 trofei – le Coppe Italia 2009, 2013 e 2019, più le Supercoppe 2010 e 2018 – e si è stabilita tra le migliori squadre del massimo campionato, lottando costantemente per i piazzamenti europei sotto la guida di Simone Inzaghi, in carica dal luglio 2016.

 

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