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US – Trend migliore del 1992-93, concluso in Europa

Il quotidiano cagliaritano confronta il rendimento rossoblù attuale con quello della stagione che terminò al 6° posto con la qualificazione Uefa

ANNO EUROPEO. Il Cagliari sta attraversando un ottimo momento di forma, la classifica ne è lo specchio: un piazzamento da vertigini che sarà difficile da mantenere, se non con grande continuità. Tornano alla mente le immagini della stagione 1992-93, che vide i sardi guidati da Mazzone chiudere al 6° posto qualificandosi per la Coppa Uefa. Corsi e ricorsi storici, come un mercato estivo di spessore: Cellino incassò i miliardi della cessione di Fonseca al Napoli, Giulini oggi quelli di Barella all’Inter.

SIMILITUDINI. Non solo questi elementi citati. A mettere in relazione la stagione 1992-93 con quella in corso anche altri particolari, come la mancanza di un terminale offensivo conclamato. Allora tutta la squadra o quasi partecipò alle segnature, con la coppia d’attacco Francescoli-Oliveira senza una prima punta. Esattamente come oggi, con Simeone-João Pedro e Pavoletti fuori causa per infortunio. Anche in quel caso fu determinante il rendimento lontano da Cagliari, ben 6 successi in trasferta.

Forza Cagliari
Proprio Aldo Firicano spinge i rossoblù di oggi a emulare l’impresa del ’93. «Sì, vorrei rivedere il Cagliari in Europa, ripercorrere le gesta mie e magari di Gigi Riva». Firicano era il libero di quella squadra che aveva capito subito di poter entrare nella storia. «Un gruppo unito, con uno zoccolo duro partito dalla C fino alla A e a cui si erano uniti giocatori come Matteoli, Pusceddu e Francescoli. Credo sia stato il Cagliari più forte dopo quello dello scudetto. Giocatori come Matteoli e Francescoli ci davano tranquillità e forza anche nei momenti negativi. Andavamo in rete con facilità, praticando un calcio moderno. Un calcio europeo». Firicano spinge i suoi eredi: «Il paragone regge. Ci sono grandi giocatori come Nainggolan, Nandez e Simeone. E pure Maran è il tecnico giusto per questa piazza. Anche se servirà un’impresa superiore alla nostra».
La vittoria del gruppo
Sui paragoni frena invece Pierpaolo Bisoli: «Pensa, ero il giocatore più difensivo eppure feci due gol. E non cambierei nessuno di quel gruppo con qualcuno di oggi. Anche se parliamo di ottimi giocatori. Ma Francescoli e Matteoli erano di un altro pianeta e se De Ligt è stato pagato 70 milioni, Gianluca Festa ne varrebbe 150». Bisoli ricorda: «Era un gruppo unito e una squadra fortissima, con un allenatore come Mazzone che ci aveva salvati l’anno prima e ci ha portato al sesto posto, con una delle difese meno battute». Difficile replicare quell’impresa: «Allora c’erano i presidenti e noi, con Cellino, avevamo il migliore. Ora la distribuzione dei diritti tv crea ga incolmabili. Ho visto il Cagliari un paio di volte, secondo me è stata la regina del mercato e sta raccogliendo i frutti. Ma l’Europa…».

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