Il centrocampista belga si racconta a tutto tondo: “Dimostrerò all’Inter che si sono sbagliati sul mio conto. In Sardegna anche per il progetto”
Radja Nainggolan ha spiazzato tutti con la sua scelta di far ritorno a Cagliari. Il centrocampista ex Inter si è confessato ai microfoni de Il Corriere dello Sport attraverso una lunga intervista.
LA SCELTA. “Mi avevano chiamato anche Di Francesco e Montella. Ma Giulini è stato il primo a volermi. Già più di un anno fa mi aveva detto: un giorno devi tornare da me, devi finire la carriera a Cagliari. Una mia scelta. Resa più facile anche dai problemi di mia moglie. Ora sta con la sua famiglia, i genitori, le amiche del cuore e questo le fa bene. È una situazione difficile, ma sta lottando alla grande. Lei è una donna forte. Magari capita un giorno o due che sta più debole, ma poi si riprende”.
LA MALATTIA DI CLAUDIA. “Ho pensato subito alle nostre due bambine. Questa cosa di Claudia l’ho già vissuta con mia madre. Nel caso di mia moglie, la fortuna è che l’abbiamo operata subito. L’altra fortuna è che gioco a calcio. Mi aiuta a liberare la mente”.
IL PROGETTO. “Questo è il centenario della fondazione del Cagliari e il cinquantenario dello scudetto, Giulini voleva fare una grande squadra. Devo molto a questa piazza. Vecchi amici come Daniele Conti, Cossu, Agostini. Sono sempre rimasto in contatto con loro. La società è cresciuta tanto da allora. Si capisce che Giulini vuole un Cagliari ambizioso e visibile a livello internazionale. Il mio ruolo? Io gioco dove posso aiutare i miei compagni. Ho preso atto delle scelte di Maran. Quando mi vorrà trequartista, giocherò più avanti”.
ANARCHICO. “La mia visione della vita non è quella del calciatore tipico. Dopo la partita, uno va a casa e rimane sveglio fino alle cinque per l’adrenalina. Io, magari, cerco di smaltirla in un altro modo”.
SOTTO CON L’INTER. “Vorrò dimostrare che hanno sbagliato, ma non solo in questa partita, in tutto il campionato. Ho cercato di far cambiare idea a Conte, sono partito in tournée, ho dato tutto me stesso, ma non ci sono riuscito. Giocare con Barella mi sarebbe piaciuto. Quando è arrivato all’Inter mi ha detto: Radja, io e te dobbiamo giocare insieme, dobbiamo spaccare tutto. Mi sarebbe piaciuto dargli una mano a crescere in una realtà così diversa, ma ha qualità per diventare un grandissimo”.


