Tornato a Cagliari, Radja Nainggolan potrebbe scegliere di indossare nuovamente la sua maglia numero 4. Nel corso della storia rossoblù sono diversi che, come lui, hanno indossato quel numero
Il 4 è considerato dalla simbologia il numero della realtà e della concretezza. Non a caso chi lo indossa nello sport, specie nel calcio, è un modello di queste due peculiarità. Mentre attendiamo di conoscere se Nainggolan lo porterà nuovamente sulle spalle, passiamo in rassegna chi, con lo stesso numero, viene ricordato in modo particolare dalla piazza rossoblù
PIERLUIGI CERA. In rossoblù dal 1964 al 1973, ha totalizzato 240 presenze e 6 goal. Storico capitano dell’undici che ha conquistato lo scudetto, arriva in Sardegna come classico regista di centrocampo e con la sua maglia numero 4 giostrava ogni pallone a beneficio della squadra. Ma con l’infortunio di Giuseppe Tomasini, il filosofo Manlio Scopigno spostò il suo raggio d’azione dietro la difesa trasformandolo in libero moderno ed affidandogli la maglia numero 6.
FRANCESCO CASAGRANDE. Quattro stagioni per il centrocampista dalla folta chioma ed i vistosissimi baffi. Ben 128 presenze e 10 goal conditi dalla sua proverbiale grinta e generosità. Un classico mediano dai sette polmoni che non sbagliava un contrasto, nonché amatissimo dalla piazza rossoblù.
LUCIANO DE PAOLA. Solo due stagioni per lui, per un totale di 71 presenze e due reti. Il pubblico rossoblù lo ricorda per la sua tenacia. Difficilmente si passava dalle sue parti e fu proprio Claudio Ranieri a richiederne l’acquisto per affrontare le battaglie in serie C1 prima e serie B poi. In serie A, dopo solo 3 presenze, viene ceduto durante il mercato autunnale a seguito di una lite con Enzo Franscescoli.
JOSE’ OSCAR HERRERA. Per tutti semplicemente Pepe, ha totalizzato 148 presenze e 13 goal nei suoi cinque anni di permanenza in rossoblù. La maglia numero 4 era la sua preferita, ma, particolare interessante, indossò tutte le maglie dalla numero 2 alla 10, e persino la numero 9. Tutti, o quasi, gli allenatori susseguiti nella panchina rossoblù dal 1990 al 1995 non nutrivano grande stima di lui, e sovente finiva sulla lista dei partenti. Ma grazie al suo spirito mai domo, alla sua duttilità ed al suo inesauribile sacrificio per i compagni riusciva sempre a far ricredere tutti e a guadagnarsi il suo meritato spazio. Importante il suo contributo anche durante la cavalcata in coppa Uefa del 1993\1994.
PIERPAOLO BISOLI. Sei stagioni (dal 91 al 97), 163 presenze, 5 reti, e…ben due gambe. Tanti, infatti, sono stati i gravi infortuni di Bisolone durante la sua esperienza in rossoblù, e tutti a causa della sua generosità. classico centrocampista “boscaiolo”, di certo non tirava mai indietro la gamba e la sua tanta quantità facevano da scudo ai compagni tecnicamente più “blasonati”. Negli ultimi due anni indossò pure la maglia numero 7 ed 8.
MATTEO VILLA. Di professione difensore centrale, ha collezionato 264 presenze e 10 reti dal 1991 al 2001. Ha indossato sempre la numero 4 dalla stagione 1995\1996, ovvero da quando venne istituita la personalizzazione delle maglie. Sempre ricordato non solo dai tifosi, ma anche dai compagni stessi come capitano dal grande carisma, ma anche come arcigno marcatore.
FRANCOIS MODESTO. Da centrocampista, ad inesauribile terzino destro, passando per difensore centrale. Questo fu il ragazzo proveniente dalla Corsica che per 4 stagioni, dopo aver indossato la 24 e la 17, optò stabilmente per la numero 4, totalizzando 150 presenze e 3 reti. Protagonista nella grande stagione della promozione in serie A del 2004, fu l’oggetto della discordia che portò all’esonero di Edoardo Reja, accusato da Cellino di aver “sponsorizzato” il giocatore al Monaco di Didier Deschamp.
DANIELE DESSENA. Dulcis in fundo, in attesa della nuova avventura di Nainggolan, ecco un altro cardine della storia rossoblù. Ben 9 stagioni, un ritorno dopo una precedente cessione alla Sampdoria, e la fascia di capitano ereditata da Daniele Conti. Ha indossato anche le maglie numero 27, 21 e 16, ma la 4 era il suo marchio di fabbrica, indossata fino alla sua cessione al Brescia dello scorso gennaio. Non raffinatissimo tecnicamente, ma anche lui dotato di grande grinta e spirito indomabile.


