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Giulini: “Lavoreremo per un grande campionato nell’anno del Centenario”

Intervenuto al consueto evento del Workshop il presidente del Cagliari ha parlato anche del cinquantesimo anniversario dello scudetto

La stagione appena conclusa con quindicesimo posto finale che ha lasciato del rammarico, l’obiettivo di migliorare con un campionato importante in vista dell’anniversario del cinquantesimo scudetto e soprattutto, il Centenario. Tommaso Giulini ha parlato durante il Workshop annuale al Forte Village, del suo Cagliari.

LE PAROLE DI GIULINI. “La salvezza non è mai scontata. Mantenere la categoria per il Cagliari è sempre difficile. Grande merito va anche a Cellino, che per 17 anni nei totali ventidue, hanno mantenuto la squadra nel massimo campionato, in una regione che ha tante problematiche. Senza la Serie A non si può fare calcio a Cagliari. Certamente sono amareggiato per il quindicesimo. Purtroppo al 95′ Joao Pedro non ha insaccato la palla del 2-2 che ci avrebbe consentito di essere dodicesimi. Abbiamo avuto delle delusioni come la retrocessione dopo il mio primo anno di gestione. Maran è un allenatore che non ha bisogno di presentazioni. Lo aiuteremo a migliorare il suo lavoro con alcuni rinforzi, per essere più competitivi anche in trasferta e non solo in casa nell’arco della stagione. Ottimo rapporto con la stampa sarda, ma a volte come oggi, i titoli come quello de L’Unione Sarda, non mi piacciono”.

Sollecitazione a Maran? Purtroppo il grande assillo di noi presidenti, in particolare quelli che come il sottoscritto si devono salvare ogni stagione, è restare nella categoria. Certo che vorrei vedere partite spettacolari, ma se devo mettere in dubbio sempre la categoria. Allora firmo ogni stagione per il quindicesimo posto. Il Maran che vorrei e quello che ho negli occhi, è quello dell’ottavo posto con il Catania. Per quanto riguarda il Cagliari nel suo complesso, devo fare i complimenti alla Primavera di Canzi per un grande campionato, nonostante i play-off persi per un soffio nella gara contro il Torino. Inoltre l’Under 17 alle fasi finali, è un altro traguardo storico per noi. Il Cagliari è qualcosa di speciale. Non me ne vogliano le altre società, ma noi rappresentiamo una regione intera e non solo la squadra di una città”.

“Da presidente in questi primi cinque anni ho imparato parecchio. La retrocessione è stata devastante. Poi sono ripartito e oggi mi avvalgo di uno staff fondamentale. Abbiamo prospettive importanti. Massimo Morati mi ha insegnato una cosa importante. La squadra di calcio non è dei presidenti che ci mettono i soldi, ma sono i tifosi con il loro amore. Un presidente troppo presente può fare danni. Ci deve essere quando ci deve essere. In questa società ci sono giovani talenti. Molti club non hanno il tempo di aspettare, invece noi con la Primavera stiamo costruendo qualcosa di importante”.

BARELLA. “Appena arrivai al Cagliari chiesi a Matteoli se Nicolò aveva un contratto e mi rispose no. In poco tempo feci firmare il ragazzo. Con lui in squadra, Cragno e Pavoletti abbiamo tre fuoriclasse.  Barella non è mai stato sul mercato. Se uno non lo è significa che non c’è una cifra reale. Adesso però il prezzo verrà fissato. A questo ci penserà ovviamente Carli. Il modello Atalanta in Champions con il quattordicesimo monte ingaggi? A livello di numeri si. Atalanta, Torino e Sampdoria sono i club che vogliamo raggiungere in tempi mi auguro brevi. 

 

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