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Sconcerti: “Pavoletti meglio di Immobile. Mi ricorda Toni”

In un’Italia che piace resta aperto il problema del gol. Pavoletti potrebbe risolverlo? Mario Sconcerti scommette di sì.

PARLA SCONCERTI. Tanti segnali positivi nel nuovo ciclo azzurro targato Roberto Mancini. Ma è ancora insoluta la questione del gol. Con Pavoletti tra i candidati alla maglia da titolare proprio nel ruolo di centravanti. Secondo Mario Sconcerti, come riportato da Calciomercato.com, potrebbe essere lui la chiave di volta. Ma il giornalista parla anche della situazione in casa azzurra, dei giovani e del lavoro del Ct.

ALLA RICERCA DEL GOL.Immobile è un grande centravanti, ma solo in Italia. In Nazionale è impiegato male. Lui è un giocatore che ama camminare per il campo e prendere la linea verticale per fare gol. Non è uno che sta in area. Dal Torino alla Lazio, ha sempre giocato così. Non è da ultimo tocco. Non è colpa sua né di Mancini, ma a questa Italia erge un altro tipo di centravanti“.

CENTRAVANTI. Per il futuro penso si debba puntare su Kean. E’ terribilmente giovane. Ma sa fare molte cose e bene. Invece Cutrone è esattamente cosa ci manca in questo momento. Non so se è pronto a prendersi sulle spalle l’attacco. Io sfrutterei Pavoletti. Ricorda Toni, ha quelle caratteristiche; nell’immediato può essere utile a Mancini“.

MANCINI.Credo che il Ct stia facendo un buon lavoro, perché è quasi riuscito a cancellare i nostri punti deboli. Ma è una fragilità comune, Francia, Spagna, la stessa Croazia: in Europa c’è qualità ma manca la differenza. Mancini ha fatto molto, ha ricreato una squadra molto coraggiosa, perché giochiamo con due difensori di ruolo e cerchiamo di fare sempre la partita. Non so quando dovrà difendersi cosa succederà. Questa Italia è una squadra molto diversa dalla solita, non è pensata per difendersi”.

CERTEZZE AZZURRE.In questo momento la certezza è Verratti. Per la prima volta – contro il Portogallo – è parsa l’Italia di Verratti. Ha preso in mano la squadra. lui più Jorginho e più Barella è tanta roba, parliamo di un reparto d’eccellenza. E poi c’è Insigne, che nel Napoli gioca punta e in nazionale parte un po’ più indietro. Però col Portogallo ha giocato una cinquantina di palloni, molti importanti”.

LA SITUAZIONE IN NAZIONALE.Retrocessione? Non avrebbe conseguenze. Parliamo di una specie di piccolo torneo buono soltanto per le quattro che faranno la finale. Chiesa? È stanco, non sta attraversando un momento felicissimo. Poi spesso è tagliato fuori dal gioco delle mezzali. Giovani? Oltre a Kean e Cutrone dico Zaniolo e Pellegrini: stesso ruolo, diversa interpretazione. Mi piace molto anche Locatelli, ma pure Sensi e Mandragora sono giocatori veri. Non abbiamo numeri 10, ma molti 8“.

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