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Rastelli: “Barella è un campione. van der Wiel? Un ufo. Avevo contro solo pochi tifosi”

Massimo Rastelli a tutto tondo. Da Barella agli anni al Cagliari: van der Wiel, Isla, Bruno Alves, l’esonero: “I tifosi? Contestava solo una piccola parte, era strumentalizzato”.

PARLA RASTELLI. Si racconta ai microfoni di Tuttomercatoweb, Massimo Rastelli. Allenatore per poco più due stagioni sulla panchina rossoblù, trascinando dalla squadra dalla B fino all’undicesimo posto in A. 95 le gare in rossoblù, prima dell’esonero che ancora pesa sulla carriera del tecnico di Torre del Greco.

Ecco la prima parte dell’intervista (clicca qui per leggere la seconda).

BARELLA.È un campione. Io non ho dubbi, ha dimostrato tanta qualità, personalità, carattere. Quando a quell’età hai queste caratteristiche vuol dire che hai le stimmate del campione. Sarà un protagonista del nostro calcio. Quanto vale? Non sta a me dare valutazioni, ma racconto un aneddoto: quando lui tornava dalle trasferte in Nazionale, in under 17, 18, 19, 20, 21, le ha fatte tutte, ecco, tornava e, nonostante avesse giocato due gare ravvicinate da 90 minuti, riusciva a sopportare un allenamento intero con i compagni. Dovevo proteggerlo facendogli fare defaticante, per riposarlo“.

L’ESONERO. “Fa parte del gioco, il nostro mestiere è fatto di risultati, nonostante questo mi sono lasciato benissimo con il presidente Giulini. Noi allenatori siamo l’anello più debole della catena, più facile cambiare noi che una squadra intera. Mi è dispiaciuto come sia andata a finire, dopo un campionato vinto e con l’undicesimo posto in A. Avrei preferito continuare“.

PROGETTO CAGLIARI.Conosco le loro ambizioni, ci sono stato due anni e mezzo. Piano piano sta mettendo i tasselli al proprio posto, la costruzione dello stadio rappresenta un punto di partenza importante per un’ulteriore fase di consolidamento. Potrà ambire a qualcosa di più della salvezza negli anni a venire“.

IL RAPPORTO COI TIFOSI.Solo una piccolissima parte mi contestava, molto era strumentalizzato. Il Cagliari giocava bene, in A abbiamo vinto 14 partite, in B eravamo costretti a vincere visto il nostro status e ci siamo riusciti. Così questi problemi arrivavano da una piccola parte dell’ambiente, ma con la gente di Cagliari c’è sempre stato un ottimo rapporto, un grande affetto, in questi mesi ci sono tornato spesso“.

BRUNO ALVES. Una sola parola magica: mentalità. Quando un giocatore della sua età, con il suo passato, che ha vinto 4 scudetti in giro per il Mondo, è Campione d’Europa, va a 2000 all’ora dal primo all’ultimo secondo di allenamento… Può durare. Ogni pallone che gioca sembra quello più importante della sua carriera, per noi è stato un esempio, un grande onore poterlo allenare. Ha trainato il gruppo“.

VAN DER WIEL.Me lo sto chiedendo ancora. Era un ragazzo dalle grandissime doti, ha raggiunto l’apice con il PSG, poi è andato in calando. È arrivato a Cagliari inaspettatamente, forse per rilanciarsi, ma erano 7-8 mesi che non giocava, al Fenerbahce era stato messo fuori rosa. Aveva bisogno di tempo, ha trovato grandi difficoltà fisiche e mentali, non era semplice poterlo aspettare. Non si è mai inserito, nemmeno a livello linguistico. A gennaio poi è andato via. È e rimane un mistero. Grande impegno, ma era in un contesto non suo. Sembrava un UFO, sbarcava dalla luna.

ISLA. “Lui però conosceva il calcio italiano, aveva giocato con Udinese e Juventus, e anche lui ha avuto i suoi problemi all’inizio, non era semplice, ha dovuto rincorrere una preparazione dopo aver vinto la Copa America. Invece van der Wiel era stato gettato in un’altra realtà“.

Clicca qui per il resto dell’intervista.

 

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