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La storia di Han finisce sul New York Times

È arrivata anche oltreoceano la storia di Han Kwan-Song. Negli Usa, precisamente, in un paese in cui l’attenzione mediatica verso la Corea del Nord è alle stelle.

Ne ha parlato ieri anche il New York Times, che titolando “North Korean Soccer Talent tests Defenses and Sanctions“, racconta di quel ragazzo che appena arrivato in Italia dall’Asia e contattato dagli scout del Liverpool, rispose con un sincero «Chi è Gerrard?» a chi, come Barry Hunter, gli raccontava della sua amicizia con lo storico capitano dei Reds.

Era il 2012 – ricostruiscono gli americani – quando i funzionari della federazione calcistica della Corea del Nord, che è conosciuta come P.R.K.F.A., si sono rivolti per la prima volta a Antonio Razzi, senatore italiano, in cerca di aiuto per piazzare alcuni giovani calciatori in Italia. Ricordando anche la sua singolare descrizione dell’atmosfera in Nord Corea e nella sua capitale Pyongyang: “La New York dell’Asia”.

Nel 2013 quindici ragazzi della Corea del Nord, tra cui Han, si sono uniti all’I.S.M. (Academy sportiva di Perugia), in linea con il modello di comportamento del governo nordcoreano negli ultimi anni, apparentemente inteso a rafforzare le fortune calcistiche del paese. Nel 2013, il governo ha aperto una scuola di calcio internazionale a Pyongyang, per addestrare alcune centinaia di giocatori tra i migliori giovani del paese. L’ascesa di Han in Italia è stato il prodotto più tangibile dello sforzo del Paese.

Al NYT ha parlato anche il dg rossoblù Mario Passetti: “Han un bravo ragazzo che si comporta come tutti i ragazzi della sua età. Ha amici fuori dal mondo del calcio ed è attivo sui social. Non abbiamo mai guardato la nazionalità di un giocatore prima di firmare un contratto.”

Ed è per questo che, dopo l’accordo tra lo stato asiatico e l’Academy perugina che ha portato Han in Italia, questo ha firmato per il Cagliari, stupendo tutti con la Primavera e poi esordendo in prima squadra (cinque presenze) e segnando il suo primo gol in A con la maglia rossoblù. Poi il prestito in B al Perugia e, a parte l’attuale periodo di crisi del Grifo, la consacrazione dell’attaccante con sei gol e un assist in undici partite.

Un esperimento. Così il celebre quotidiano newyorkese definisce il caso di Han. Chiedendosi: cosa succederebbe se un atleta proveniente dalla Corea del Nord raggiungesse successo e ricchezza nello sport? Come sarebbe la vita di quel giocatore? E come potrebbero, quel giocatore e la sua società, navigare nel complesso groviglio di tensioni geopolitiche che accompagnano ogni mossa del suo paese d’origine?

Anche per questo ecco il riferimento alle interrogazioni parlamentari di Michele Nicoletti e Lia Quartapelle, per capire – specificamente nel caso di un altro prodotto dell’Academy, Choe – le modalità di pagamento e l’eventuale collaborazione con il paese d’origine dei giovani calciatori.

Ma di questo rapporto Han non vuole parlare. Il 3 settembre, dopo aver segnato due gol nella vittoria per 4-2 del Perugia sul Pescara, Han ha fatto una breve e scomoda apparizione su Sky. Ma alla domanda “Cosa dicono di te in Corea del Nord?“, l’espressione di Han è divenuta improvvisamente seria: “No, scusa, non voglio parlarne.”

Eppure, fatta eccezione per qualche nostalgia iniziale per la cucina asiatica, Han in Italia sembra essersi ambientato bene: “TV, cellulari, YouTube, hanno accesso a tutto” rivela l’allenatore dell’I.S.M. “Han ora condivide un appartamento a Perugia con Choe (altro nordcoreano del Grifo, ndr) e si diverte a giocare ai videogiochi. Ha persino intenzione di ottenere la patente di guida. Posso garantire che conduce una vita normale. Ha il suo cellulare e, come tutti gli altri diciannove anni, ha sempre il suo telefono in mano” – ha confermato il presidente del Perugia Santopadre.

Normale, chiude il New York Times, come la gioia dopo ogni gol. L’emozione più bella, pura e genuina del calcio: “C’è un enorme sorriso sul suo viso e, per un momento, sembra un qualsiasi altro adolescente, proveniente da qualsiasi altro paese“.

 

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