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Barella, la stoffa del campione

È vero, bisogna andarci piano. Gli almanacchi sono pieni di ragazzi di vent’anni che sembravano fuoriclasse. Ma che poi, per colpa di infortuni, scarso impegno o allenatori che non hanno creduto in loro, si sono persi nel nulla, finendo nel dimenticatoio.

Eppure per Nicolò Barella il discorso sembra diverso. È un classe ’97, ha solo vent’anni, ma sembra già avere qualcosa in più degli altri. Uno di quei giocatori che ha il calcio dentro di sé, quasi fosse un sesto senso. Che sa esattamente cosa fare, quando farlo e come farlo. Quando e come controllare un pallone, quando e come lanciare in verticale o allargare il gioco, quando e come giocare corto, quando e come andare a contrasto.

Nelle statistiche della Serie A è il sesto per palloni recuperati (50) e il tredicesimo per km percorsi (11.365). Nella partita di ieri contro il Verona, pur senza statistiche alla mano, possiamo dire che la quantità di palloni giocati è stata immensa. Quella dei palloni persi, invece, prossima allo zero. Ha macinato chilometri in ogni zona del campo e trasformato decine di palloni recuperati in transizioni offensive, portando la palla da una parte all’altra del campo per poi servire i compagni a ridosso dell’area di rigore gialloblù.

Nel secondo tempo è stato il vero trascinatore del Cagliari, ha servito Faragò più volte per metterlo in condizione di crossare in mezzo e, con una percussione solitaria ha tagliato in due la difesa veronese per poi rientrare al centro da sinistra e (in un tre contro due) passarla a Pavoletti, che ha sprecato centrando Nicolas col piattone.

Una prestazione superlativa, pur senza mettere a referto gol o assist. Una di quelle partite che danno a chi la guarda una sensazione unica: quella di avere davanti un giocatore che ha la stoffa del campione.

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