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Auguri al mito, Rombo di Tuono

Riva

Non è mai facile raccontare un mito, un eroe. Gli aedi che ne hanno degnamente cantato le gesta, ispirati dalla musa Calliope, sono tuttora nei libri di scuola, studiati da chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’epica, quella straordinaria letteratura che si trova a metà tra storia e leggenda. Tra finzione e realtà.

Raccontare un mito, un eroe come Rombo di Tuono, non è facile, anzi è quasi impossibile. Perché proprio come nell’epica le sue gesta sono storiche e leggendarie al tempo stesso. L’epica di Gigi Riva racconta di un passato di guerre (in campo), di avventure e uomini di altri tempi e di successi unici rimasti scolpiti nella storia, irripetuti e forse irripetibili. Ma soprattutto è un racconto che conserva e tramanda la memoria e la civiltà di un popolo e di una terra.

Perché se pensi a Gigi Riva pensi al Cagliari. E alla Sardegna. Pensi a un bambino nato il 7 novembre di 73 anni fa a Leggiuno, un piccolo paese sulle sponde del Lago Maggiore e rimasto orfano da piccolo di entrambi i genitori. Pensi a un ragazzo che dal Laveno Mombello passò prima in C al Legnano, poi in B con quella maglia rossoblù con il numero 11 stampato dietro, che terrà addosso come un’armatura per tutta la vita. Pensi a un guerriero che fu capace di imprese impossibili: campione d’Europa nel ’68 e vice campione del mondo nel ’70 con la maglia della Nazionale, di cui detiene tutt’ora il record di marcature (35). Nello stesso anno, secondo nella classifica del Pallone d’Oro. E, soprattutto, protagonista dello storico Scudetto del 1970 con cui il Cagliari si laureò per la prima e unica volta Campione d’Italia.

Pensi a un uomo che ha allontanato le sirene delle grandi del nord, in primis la Juve, che dopo lo Scudetto lo avrebbe voluto a Torino. Perché quella terra lo aveva adottato, era diventata la sua seconda famiglia. Quella terra arida, dura e selvaggia. Nella quale all’inizio nemmeno voleva andare. Ma che poi ha trascinato verso la gloria e l’orgoglio.

Ecco perché Gigi Riva a Cagliari e per i cagliaritani non è “solo” un uomo. Più un eroe. Una leggenda. Un semi-dio. Uno di quelli, come Ulisse o Achille, di cui si racconteranno le gesta nei secoli a venire. Il protagonista di uno di quei racconti che non capisci nemmeno più se sono storia o leggenda. Quei racconti che i nonni vorranno sempre raccontare. E i bambini sempre ascoltare.

Auguri al mito, Rombo di Tuono.

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