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Muzzi: “Mi piacerebbe allenare il Cagliari”

Se un giorno diventassi primo allenatore mi piacerebbe allenare il Cagliari“. 144 partite e 58 gol non si dimenticano facilmente. E nonostante Roberto Muzzi nel cuore abbia la sua Roma, con cui è nato calcisticamente, il cuore lo ha lasciato a Cagliari, dove ha trascorso gli anni più belli della sua carriera.

Nel futuro, come spesso accade per i grandi ex giocatori, c’è la panchina, già assaggiata nel 2013, da secondo nella Roma di Aurelio Andreazzoli e nello Sparta Praga di Andrea Stramaccioni, di cui è vice da due anni: Sto facendo molta esperienza e devo tutto aAndrea e lo ringrazio – dichiara ai microfoni di gianlucadimarzio.com“.

Ha passato 5 anni a Cagliari, Muzzi segue ancora i rossoblù? Certamente sì, non mi perdo una partita. Mi è dispiaciuto per l’esonero di Rastelli, il suo biennio è stato ottimo. Quest’anno ha pagato un blackout per certi versi inspiegabile, ma è sicuramente un allenatore bravo e preparato. La società ha deciso di cambiare, è nel suo diritto…“. Al suo posto “El Jefe” Diego Lòpez, un ex compagno di Muzzi: “Non posso ancora esprimermi sul lavoro di Lopez, è troppo presto: ci vorranno ancora due o tre partite per vedere la sua idea di gioco. Ma conosco Diego e so quanto ci tiene. Nella precedente esperienza con il Cagliari si dimostrò all’altezza, per il bene che voglio ai rossoblù spero che possa fare anche meglio“.

Il match con il Verona è già fondamentale? Penso di sì, anche perché non c’è molto tempo. Ho visto la partita con il Benevento, i rossoblù hanno avuto molte difficoltà a costruire gioco. Ho sperato fino all’ultimo nella vittoria del Cagliari e per fortuna è arrivata: senza il gol di Pavoletti sarebbe stata dura guardare la classifica. Con il Torinoinvece, dopo il vantaggio i rossoblù si sono spenti. Ecco, questo è un aspetto sul quale Diego dovrà lavorare parecchio. Adesso con il Verona conta solo un risultato“.

Sparta Praga quinto, a quattro punti dal secondo posto che varrebbe l’accesso ai preliminari di Champions. Come è stato l’impatto con la realtà ceca? Sapevamo che non sarebbe stato facile, è un campionato di buon livello e c’erano delle differenze di lingua e ambientali da superare che hanno un peso. Ma l’esperienza era affascinante, lo Sparta Praga è un club importantissimo, con una storia gloriosa alle spalle. Siamo dovuti ripartire da zero, abbiamo fatto tantissimi acquisti, ben 14. Adesso stiamo oliando i meccanismi, i risultati iniziano a vedersi e speriamo di migliorare la posizione in classifica nei prossimi mesi“.

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