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Agostini, quel Cagliari-Verona e quella standing ovation

Cagliari-Verona, è innegabile, rievoca ricordi tra il dolce e l’amaro. Amari, specie se si parla di quel Cagliari-Verona disputato il 1° marzo del 2015. 1-2 il risultato finale, gol di Toni e Juanito Gomez per i gialloblù, Conti per i padroni di casa. Specie se si pensa a quella contestazione cominciata subito dopo il fischio finale, verso una squadra, guidata da Gianfranco Zola, poi esonerato la settimana successiva, che dopo la sconfitta nello scontro diretto contro gli scaligeri sembrava piombare definitivamente nel tunnel della retrocessione – e così fu. Ma i ricordi diventando dolci se si pensa a ciò che accadde pochi secondi dopo, come ricorda L’Unione Sarda.

Alessandro Agostini quella partita l’ha vissuta da avversario; un dramma per il terzino toscano. Ago arrivò a Cagliari nel gennaio del 2004, preferito in extremis ad Andrea Sussi, e subito si conquistò la fascia sinistra. Poi, dopo otto meravigliose stagioni in rossoblù (298 presenze la sfortuna di non aver mai trovato la gioia di un gol), Cellino gli dà il benservito e gli dice di trovarsi un’altra sistemazione. Cuore infranto e pianti a dirotto, come dichiarerà quella che ormai era diventata una bandiera del Cagliari. L’avventura a Torino non è all’altezza delle aspettative e allora Ago decide di ripartire da Verona, allora nella serie cadetta, dove riesce in due anni a trovare prima la promozione e poi una salvezza tranquilla.

Ed eccoci giunti a quel maledetto o benedetto, a seconda dei punti di vista, 1° marzo 2015. Pochi minuti dopo il novantesimo la curva e calda e comincia la contestazione, ma Agostini non ci pensa troppo. Fa qualcosa che gli viene dal cuore. E, un po’ intimorito ma con l’orgoglio dei veri guerrieri, va verso quella Curva Nord che tante volte lo ha osannato e sostenuto. “Un amico mi ha poi fatto notare che il momento non era proprio quello ideale per andare a salutare i tifosi, ma mi è venuto dal cuore. È stato istintivo. Non ho pensato a quello che stavo facendo“.

Un secondo e non solo la curva, ma lo stadio intero è in piedi ad applaudirlo. Standing ovation mentre il grido “Ago! Ago!” rimbomba in tutto il Sant’Elia. Il suo Sant’Elia, che non lo ha mai dimenticato. E che anche Ago non ha mai smesso di tenere nel cuore: “Conosco l’affetto dei sardi ma non mi aspettavo tanto calore. Non sono certo un fenomeno, da umile calciatore ho sempre dato tutto. I cagliaritano lo hanno capito e li ringrazio per tanto affetto. Sono un professionista e ho giocato la partita per vincere e ho vinto con il Verona. Ma dentro di me ho perso con il Cagliari“.

Si sono alzati per applaudirmi ed è una sensazione che mi porterò per sempre dentro. Forse il più bel ricordo della carriera. Ovunque guardavo c’era gente che batteva le mai per me. Non smetterò mai di ringraziarli. Quando sono andato via da Cagliari mi sentivo finito, come professionista e come uomo. Poi pian piano ho capito che forse era giusto che fossi io a scegliere quando smettere di giocare, senza dare soddisfazione a chi non mi voleva più. E l’abbraccio della gente, la mia gente, dopo Cagliari-Verona mi ha ripagato di tutto“.

 

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