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Articolo del tifoso – C’eravamo illusi

Il buon gioco e la compattezza mostrati nei primi quarantacinque minuti all’Allianz Stadium nella gara d’esordio; l’ottima prestazione sfoggiata dai rossoblù contro il Milan e la crescita ulteriore della squadra nelle due partite successive, culminata con le vittorie contro Crotone e Spal, è ormai un lontanissimo ricordo. Dieci passi  indietro, fino a rivedere gli spettri del periodo peggiore della scorsa stagione. Squadra in affanno, assenza d’idee  e incapacità di stare in campo, a ogni livello. Limiti difensivi, tattici e totale incapacità di prendere le misure all’avversario, limitando ove possibile i danni.

Tutto troppo facile per il Napoli, che ha letteralmente passeggiato sulle sagome sbiadite dell’undici cagliaritano. Il Cagliari resiste sei minuti, fino al gol di Hamšík. Da quel momento sarà un monologo, con i rossoblù smarriti e senza punti di riferimento, impegnati in una dispendiosa quanto inefficace corsa a vuoto. Il Napoli prende possesso del centrocampo (con estrema facilità) e mette in scena l’ennesimo spettacolo di dinamismo e tecnica sopraffina. La precisione dei passaggi raggiunge la media del 95%. Imbarazzante. La compagine rossoblù non darà mai segni di vita e, a rincarare la dose, l’evidenza del dato percentuale sul possesso palla, che a fine partita sarà impietoso: 75 a 25.

A prescindere dalla differenza con l’avversario affrontato domenica – tanta, troppa – la preoccupante involuzione dei rossoblù deve far riflettere tutti, a partire dal presidente passando per il direttore sportivo Rossi fino alla guida tecnica, maggiormente responsabile di questo stallo. La squadra appare stanca, disorganizzata e pericolosamente limitata dal punto di vista atletico. Il centrocampo è incapace di fare filtro e di impostare, la scelta costante di Joao Pedro trequartista si sta rivelando inefficace oltre che dannosa poiché costringe a una perenne inferiorità numerica il terzetto della mediana. L’assenza di gioco sulle fasce penalizza fortemente l’intera manovra offensiva e la prestazione di Pavoletti, che ha nel colpo di testa una delle sue armi più efficaci. Alcuni elementi si stanno dimostrando inadatti per la massima serie e il ricorso a giocatori fuori ruolo sta diventando eccessivo. Viene da chiedersi perché quest’estate sia stata lasciata scoperta la fascia sinistra, costringendo Capuano a prestazioni incolore e di grande sofferenza, e non si sia inserito in rosa un centrocampista centrale in grado di concorrere al posto da titolare con Cigarini, lento, dimesso e a tratti completamente avulso dalla manovra. Ulteriori perplessità suscita la chiamata di Cossu a svantaggio del giovane e permettetemi, più utile in prospettiva Han, mandato inspiegabilmente a illuminare la Serie B. La sensazione è che la società avrebbe potuto gestire il mercato estivo con più oculatezza, così da poter avere a disposizione una rosa più completa dal punto di vista tecnico-tattico.

Il turno di sosta per gli impegni della Nazionale darà modo di riflettere e agire. Per ora siamo ben lontani da quell’obiettivo ambizioso dell’Europa in sette-otto anni e persino dalla stretta sufficienza – presidente Giulini – quella che garantisce la permanenza nella massima serie.

di Federico Corda

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2 anni fa

Hai ragione …ridicolo avere pavoletti e non avere nessuno che metta palle dalla fascia…..bho

Stefano Sciandra
2 anni fa

Buon pezzo. Il problema più grosso sta al vertice. Ci sono due periodi ben distinti nelle 4 stagioni di Giulini. La prima ha fatto di testa sua e siamo immediatamente retrocessi, secondo e terzo anno ha gestione Capozucca e le magagne sono state ben nascoste, adesso è tornato il presidente a guidare la barca, congedando Capozucca, prendendo soldatino Rossi e confermando l’innominabile in panca. Ergo finale che sarà uguale uguale a quello del primo anno e per dirla alla Scoglio “E qui chiudo”

Nicola
Nicola
2 anni fa

Condivido l’articolo quasi interamente tuttavia il paragone fra Cossu e Han mi pare inappropriato date le caratteristiche differenti fra i due giocatori

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