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Amarcord rossoblù: il rigore della discordia

Era il 12 marzo 1972: Cagliari e Milan di fronte allo stadio Sant’Elia, sfida di alta classifica. Partita bella e ricca di emozioni, finché accade un episodio destinato a scatenare un putiferio.

I padroni di casa, guidati da Gigi Riva, passano in vantaggio dopo appena 6 minuti con Gori, bravo a spedire in rete una respinta del portiere milanista Cudicini. 5 giri di lancette più tardi, l’allenatore del Milan Nereo Rocco deve sostituire l’acciaccato Schnellinger e butta nella mischia il ventunenne Zazzaro, autentica meteora milanista. Gli ospiti riescono a raggiungere il pari grazie a Bigon al 47°, la partita scorre con alcuni sussulti da entrambe le parti quasi fino alla fine. Precisamente, fino al minuto 86: in un’azione dentro l’area rossonera, Anquilletti tocca la palla con un braccio – attaccato al corpo – in modo chiaramente involontario. Ma non è dello stesso avviso l’arbitro Michelotti, che decreta il rigore in favore del Cagliari scatenando l’ira dei milanisti. Gli stessi padroni di casa sembrano sorpresi, ma Riva non si fa pregare e dal dischetto fulmina Cudicini. Terminata la gara, i protagonisti del Milan vengono intervistati dalla stampa ma il nervosismo si taglia a fette. Rocco glissa rifiutando di parlare “per evitare di pagare multe”, ma lo stesso self control abbandona invece Gianni Rivera che diventa un fiume in piena: il capitano rossonero sbotta contro il designatore arbitrale Campanati, reputandolo non all’altezza del compito e affermando senza mezzi termini che certi favori venivano concessi solo alla Juventus. Rivera venne fermato con una stangata di 3 mesi e mezzo, rinunciando momentaneamente alla Nazionale.

 

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