Amarcord rossoblù: quella salvezza impossibile con Claudio Ranieri

Campionato di Serie A 1990/1991: il Cagliari è tornato nella massima serie dopo sette anni trascorsi tra campionato cadetto e l’ex Serie C1. A metà stagione, però, naviga già in cattive acque che non lasciano spazio al più tenace degli ottimisti. È l’immediata vigilia della tredicesima giornata: al vecchio stadio Delle Alpi si gioca Juventus-Cagliari, e la squadra rossoblù è ultima in classifica, staccatissima dalle dirette concorrenti. A chi consigliava al presidente della società, Tonino Orrù, di cacciare l’allenatore Claudio Ranieri per dare una scossa a uno spogliatoio forse troppo inesperto ad affrontare un palcoscenico così complicato come quello della Serie A, lui rispondeva: «Siamo arrivati in A con Claudio, e se così dovrà essere, con lui torneremo in B». E Ranieri, il tecnico del doppio salto di categoria (dalla C1 alla A in due anni), in una di quelle conferenze stampa sempre meno affollate, col cuore in mano, ma con tono sempre deciso, quasi fatalmente disse: «Signori, siamo tornati in B. Ora vediamo se saremo capaci di riconquistare la Serie A.

L’affermazione che fece il tecnico romano fu forte e carica di effetto: quel 16 dicembre 1990, infatti, affrontare la Juventus nella sua tana poteva davvero significare l’addio anticipato alla massim

a serie. E i primi scampoli di partita sembrarono concretizzare qui timori: subito sotto di due gol, con le marcature di Di Canio e Marocchi, il Cagliari sembrava ormai abbandonato al suo destino.

Ma da qualche parte era scritto che quello doveva essere l’inizio di una scalata prodigiosa: con una profonda metamorfosi nella seconda parte della gara, la squadra rossoblù accorciò prima le distanze con Cornacchia, pronto al tap-in dopo una splendida punizione di Fonseca stampatasi sulla traversa, poi trovò la rete del pareggio con Cappioli, bravo a sfruttare un assist del giovane uruguaiano: 2-2, e punteggio che non cambierà più.

Ma è stata soprattutto la nuova spinta agonistica vista in campo a stupire maggiormente, una voglia di non arrendersi che non rimase isolata, e che portò, domenica dopo domenica, a una salvezza che ebbe del clamoroso: il Cagliari, dopo un girone di andata chiuso a soli 10 punti (i punti assegnati per la vittoria in quel periodo erano due e non tre), nel girone di ritorno ne fece addirittura 19, viaggiando a una media da qualificazione Uefa. Punti che permisero alla squadra di Ranieri di toccare quota 29, sufficiente ad assicurare la permanenza nella massima serie.

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