L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato di effettuare una consultazione pubblica sulle Linee Guida, pervenute in data 23 luglio 2026 (e disponibili qui), per la commercializzazione in forma centralizzata dei diritti audiovisivi relativi alle competizioni organizzate dalla Lega Calcio Serie A per le stagioni 2029/2030, 2030/2031, 2031/2032, 2032/2033, 2033/2034.
Situazione attuale
Le gerarchie, con Dazn, che trasmette tutto il campionato e Sky che si ritaglia tre finestre in co-esclusiva per ogni turno, appartengono già al passato. La Lega Serie A osserva con una certa inquietudine un panorama dove il valore economico dei diritti TV ha subito “un limitato decremento”, eroso da una Champions League sempre più ingombrante che ha spostato le priorità degli investitori (anche della stessa Sky Italia ad esempio). In questo scenario, la distribuzione digitale non è più un’alternativa, ma il “mezzo tecnologico ormai primario”. In Italia, Spagna e Germania, il calcio è ormai terra di conquista per gli operatori over-the-top, segnando il definitivo tramonto dell’egemonia tradizionale.
Canale di Lega
Non è più solo uno spauracchio da usare al tavolo delle trattative. Se le offerte per i diritti della Serie A non dovessero raggiungere il prezzo minimo fissato, la Lega Serie A si riserva il diritto di trasformarsi essa stessa in editore. Sarebbe una rivoluzione: un canale distribuito direttamente agli utenti (B2C )o tramite accordi con terzi (B2B2C ), un prodotto finito e inattaccabile di cui la Lega manterrebbe il controllo totale, dalla pubblicità ai contenuti editoriali.
Linee guida
Come riporta digitalnews.it, per il prossimo quinquennio si punta su una flessibilità estrema. Si potrà vendere “per piattaforma” o “per prodotto”, mettendo in competizione satellite, internet e digitale terrestre. Il divieto di posizioni dominanti resta il faro: nessun singolo operatore potrà accaparrarsi tutto in esclusiva su ogni piattaforma. La Lega sta cercando di intercettare le abitudini delle generazioni più giovani, aprendo a partnership con creator e piattaforme social per immagini salienti e contenuti “near live”. Il documento non trascura nemmeno i dettagli più concreti, come il tariffario per la produzione: un evento “Standard A” costa oggi 69.000 euro, mentre uno “Standard D” si ferma a 8.000 euro. Numeri che raccontano la macchina industriale che sta dietro a ogni fischio d’inizio. Una macchina che, a partire dalle prossime stagioni vedrà l’evoluzione dell’IBC di Lissone verso una razionalizzazione ancora più spinta dei processi, pronta a supportare anche le trasmissioni in 4K o 8K.
Conclusioni
Mentre l’AGCM attende i contributi entro quel termine perentorio di fine agosto, la sensazione è che il calcio italiano stia cercando di costruire un paracadute tecnologico per non restare schiacciato tra l’incudine delle piattaforme globali e il martello di un mercato domestico che fatica a trovare nuovi campioni. Resta da vedere se i broadcaster risponderanno alla chiamata o se, alla fine, dovremo abituarci all’idea che la Serie A non sia più solo un evento da trasmettere, ma un marchio che decide di fare tutto da solo.
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