Nations Legaue. Giovedì Italia-Belgio, Spalletti: “Non giochiamo per fare un punto ma tre”

Le parole del CT da Coverciano in vista del prossimo appuntamento degli Azzurri che poi domenica affronteranno al Francia

La competitività fa bene a tutti, dà stimoli di crescita. Si vedono bellissime partite dal punto di vista agonistico, incerte. Squadre di livello più basso danno filo da torcere alle più attrezzate. Qui dentro c’è una possibilità di crescita come movimento. Retegui e Kean? Hanno fatto vedere quello che speravamo di vedere. Siamo felici di vederli lì davanti, Kean è in una condizione bellissima ed ha elle qualità evidenti e qualche piccola criticità. Siamo felicissimi. Siamo sicuramente contenti per aver preso in considerazione questo nuovo sistema tattico in maniera totale. Il calcio è sempre in evoluzione, ci sono sempre metodi diversi di stare in campo e loro sanno adattarsi. Gli ho detto che sono degli indisciplinati perfetti”.

“Che stiamo creando di più è un dato che abbiamo mostrato ai giocatori. Altri dati importantissimi sono le riaggressioni e la conquista della seconda palla, che sono state triplicate rispetto all’Europeo. Ora c’è da rifarlo, anche se non è mai semplice. Ricci va a casa. Abbiamo iniziato questo rapporto con le società: se un giocatore è a rischio infortunio torna a casa. Sarebbe stato difficilissimo recuperarlo. Per la prima partita ci vogliono due mediani: andrà via e verrà un altro. In questo caso c’è Locatelli che è già qui”.

Belgio e Francia? Pare facile fare un punto, ma questo non è il ragionamento che dobbiamo fare. Se pensiamo sia facile abbiamo sbagliato, le partite sono difficili. Ma non giochiamo per fare un punto, l’atteggiamento e i pensieri devono essere corretti, non presuntuosi. La presunzione è la prima cosa da combattere. Savona? è un emergente, spinge e sa spingere, gioca titolare nella Juventus. Noi lo possiamo intercambiare con Di Lorenzo. Ha grandi doti calcistiche e umane.

Ricambio generazionale? L’avevo detto anche dopo l’eliminazione all’Europeo, abbassare l’età del gruppo era quello che pensavo di fare. Sono tutti stimolati e vogliosi di farci vedere le loro qualità, vogliono evidenziare bene il livello del nostro calcio. Eventi tragici e cosa può fare il calcio? Far vedere di essere persone sensibili su quello che accade e, fin quando si può, aiutare e sostenere in qualsiasi modo. In qualsiasi comportamento non essere superficiali, dare sempre il segnale che tutta la passione per il calcio sia in mano a persone serie, a persone che se lo meritano, e non a bambini viziati. Questo è uno sport serio, che si può usare anche per altri fini… un qualcosa che ci porta a dover rifare gli stadi. Lo so, non si lega molto al discorso ma lo voglio dire, se posso lo ripeto ogni volta. Noi siamo indietro e dobbiamo metterci al passo con gli altri, come calcio giocato ma anche come infrastrutture”.

 

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