ENNESIMO TONFO. Il calcio italiano, all’indomani della brutta eliminazione dall’Europeo per mano della Svizzera – buona squadra, ma tutt’altro che irresistibile – si sveglia dolorante e con lo sguardo basso. Però, il tempo delle parole è terminato. Di certo non da oggi, visto che la Nazionale azzurra arriva da due mancate qualificazioni al Mondiale e in cui si è avuta la riprova che il successo continentale di tre anni fa sia stato solo una fiammata isolata.
L’ESEMPIO TEDESCO. Il tempo delle parole è terminato, dicevamo. E allora cosa si fa? Prendere esempio da chi, 22 anni fa, fece una profonda autocritica riformando il sistema in maniera capillare: la Germania. La selezione tedesca uscì malamente da Euro 2000, al primo turno e all’ultimo posto del girone, schierando il 40enne Lothar Matthäus e un brasiliano naturalizzato (Paulo Rink) in attacco. Segnando la miseria di un gol in tre partite, oltretutto con un centrocampista. La DFB, la federcalcio tedesca, decise di fermarsi immediatamente per affrontare la situazione. Fu così che nacque il cosiddetto Talentörderung, programma focalizzato sullo sviluppo dei giovani talenti. Una riforma descritta molto bene (con poche ma importanti parole) dall’ex Udinese e Milan Oliver Bierhoff, diventato poi dirigente federale:
“Fuori al primo turno in un grande torneo, pochi giocatori eleggibili per la Nazionale, pochi dei nostri ragazzi impiegati nei club e un’educazione non adatta per arrivare al top. Dovevamo svegliarci“.
NUMERI IMPONENTI. Iniziò una diffusione capillare sul territorio delle accademie per giovani calciatori. 1.300 tecnici; 29 osservatori; 600.000 ragazzi visionati ogni anno; 22.000 giovani dagli 11 ai 14 anni inseriti nelle strutture formative, provenienti da non più di 40 km per evitare traumi da sradicamento dalle rispettive famiglie; tecnici stipendiati dalla federazione. La DFB è arrivata a 6 milioni di tesserati, di cui 1,8 milioni sono giovani calciatori.
Così, il programma avviato ufficialmente nel 2002 – anno in cui la Germania fu finalista al Mondiale in Corea del Sud e Giappone – ha portato ai risultati che da diverso tempo possono essere apprezzati.
In Italia, le squadre Primavera sono imbottite di stranieri e i giovani, finito il percorso lì, non vengono poi quasi mai promossi in prima squadra: ma mandati invece in B o C, se non anche tra i dilettanti. C’è chi smette con il calcio.
L’Italia prenda esempio, e lo faccia in fretta. Perché si è già andati oltre diversi tonfi e segnali preoccupanti, facendo finta di niente.



Prima si giocava per strada e la basculante o il cancello erano le porte per non parlare dei sassi per i più disgraziati, oggi vedi campetti di calcio con le porte abbandonati non frequentati da ragazzi che pensano a tutt’altro come ci dicono le cronache. Ma dove vogliamo andare con questa gioventù bruciata ( anzi fumata )
È mancata la grinta,la voglia di superare anche i limiti della tecnica, io penso che ci sia stato anche un non giocare contro l’allenatore, troppo scarso per essere veri.
Se pensiamo che in serie A l Udinese è composta da stranieri e la famiglia Pozzo, fa affari da 30 anni con questa politica, mi chiedo come mai la Federazione, non adotta misure per controllare/ridurre fenomeni dannosi per il ns calcio…questo anno addirittura, l Udinese ha ricevuto un aiutino a danno del Frosinone per la salvezza, quindi è evidente ci siano interessi forti a impedire la riforma del calcio.
Questa esperienza ci dice realisticamente che 7’undicesimi sono da cambiare, perche mancano di livello tecnico,tattico ,e agonistico, bisogna cercare se c’è bisogna anche in B ,dove altre Nazionali l ho fanno da tempo!!ma se il livello di questi ragazzi è questo ,bisogna cercare altre soluzioni.
In Italia comanda la Lega, le Società di Serie A, la Figc non conta niente, subisce le decisioni e si adegua, gli interessi della nazionale vengono messi all’ultimo posto. Tutti i problemi della Nazionale sono la inevitabile conseguenza. E questo ci può anche stare, ci mettono i soldi e quindi vogliono decidere loro. Ma allora non pretendiamo niente dalla Nazionale quando ci sono queste competizioni.
Sign. Ornano, a parte il fatto che si chiama per precisione “TALENTFÖRDERUNG” non vedo il significato dell’ articolo. Non vedo perche’ dobbiamo prendere esempio dalla Germania solo perche sono arrivati ai quarti. Siamo i precedenti campioni europei. In fase di rotazione puo’ capitare che una nazionale non sia in forma e deve riprendersi. Questa esperienza l ‘ ha fatta anche la Germania, ma non fateci credere che hanno inventato la soluzione.
La verita’ e’ che i nostri giocatori gia’ milionari non hann grinta e intersse di vincere un europeo.
L’importante è che siano “ben tatuati” il resto è relativo 🤢
Pagliacci
Bisogna cambiare le regole , 5 tesserati stranieri e massimo 3 in campo .
É inaccettabile vedere le grandi del campionato con 2 italiani in gara .
Falliti in fabbrica a lavorare 🤡🤡🤡