Il mosaico degli allenatori della Serie A 2026-27 è completo. Il quadro delle venti panchine del prossimo campionato costituisce un atlante tecnico in cui convivono maestri navigati, profili emergenti, ex calciatori diventati guide e allenatori stranieri chiamati a portare linguaggi diversi.
La maggioranza resta italiana: Maurizio Sarri all’Atalanta, Fabio Pisacane al Cagliari, Fabio Grosso alla Fiorentina, Massimiliano Alvini al Frosinone, Daniele De Rossi al Genoa, Luciano Spalletti alla Juventus, Gennaro Gattuso alla Lazio, Eusebio Di Francesco al Lecce, Massimiliano Allegri al Napoli, Gian Piero Gasperini alla Roma, Alberto Aquilani al Sassuolo, Ignazio Abate al Torino e Giovanni Stroppa al Venezia. Un blocco robusto, tredici tecnici su venti, che conferma quanto la scuola italiana continui a essere centrale nel massimo campionato.
Le grandi panchine: tra ritorni pesanti e nuove responsabilità
Le panchine più osservate saranno inevitabilmente quelle delle big. La Juventus riparte da Luciano Spalletti, figura di esperienza e identità forte, chiamata a dare ordine e ambizione a un ambiente sempre sotto lente d’ingrandimento. Il Napoli affida invece il nuovo ciclo a Massimiliano Allegri, tecnico abituato alla pressione, ai trofei e alle stagioni in cui il margine d’errore è sottile come carta velina.
La Roma prosegue con Gian Piero Gasperini, sinonimo di calcio intenso, aggressivo e riconoscibile. Il Milan sceglie invece Rúben Amorim, profilo internazionale e moderno, mentre l’Inter campione d’Italia conferma Cristian Chivu, continuando su una strada che lega appartenenza, conoscenza dell’ambiente e crescita tecnica.
Cagliari e Como, la forza della continuità
Tra le conferme spicca quella di Fabio Pisacane al Cagliari. Dopo la salvezza conquistata, il club rossoblù decide di proseguire con un allenatore che conosce profondamente l’ambiente, la città e il peso emotivo della maglia. Per il Cagliari, la continuità diventa una piccola fortezza: non garantisce automaticamente risultati, ma permette di ripartire senza dover ricostruire il vocabolario tecnico da capo.
Anche il Como resta fedele a Cesc Fábregas, uno dei nomi più affascinanti del panorama. L’ex centrocampista spagnolo rappresenta una delle panchine più europee del campionato, tra idee di possesso, gestione del talento e una visione internazionale che ha trasformato il club lariano in un laboratorio di ambizione.
Gli stranieri: sette idee diverse per cambiare ritmo
La quota straniera è significativa. Oltre a Fábregas, ci sono Domenico Tedesco (possiede la doppia nazionalità italiana e tedesca) al Bologna, Cristian Chivu (Romania) all’Inter, Rúben Amorim (Portogallo) al Milan, Ivan Jurić (Croazia) al Monza, Carlos Cuesta (Spagna) al Parma e Kosta Runjaić (Germania) all’Udinese. Sette allenatori che portano percorsi, culture e metodi differenti.
Il dato racconta una Serie A meno chiusa, più permeabile, pronta ad assorbire idee esterne senza rinunciare alla propria tradizione tattica. Il campionato diventa così una specie di scacchiera bilingue: da una parte l’esperienza italiana, dall’altra la contaminazione internazionale.



Roster!?! E basta! Vediamo di parlare come si mangia! L’abuso di termini stranieri non fa’ più’ fighi. Location, rumors e così via, comprese locuzioni ridicole come “essere nel radar” sanno più di provincialismo alla faccia della sempre decantata identità nazionale e, nella fattispecie, regionale
fa un pò ribrezzo, vedere un asino tra gli allenatori, e noi ancora siamo senza.
Riguardati la classifica finale,al 14* posto.
Pisacane è una scommessa vinta x adesso.
Piaccia o non piaccia ma il Cagliari anche questo anno con una squadra giovane, giocherà in A………primo obbiettivo la Salvezza.
Il tuo commento ( con rispetto )…….. è Incontentabile !!!!!!!
Essere Tifosi è importante, la mancanza di rispetto verso Pisacane x il suo lavoro non è accettabile.