Buongiorno Mario. Domani un “derby del cuore” per te: Lazio-Cagliari.
“Sono nato a Roma, sia dal punto di vista anagrafico che calcisticamente e nella fattispecie nella Lazio, dove entrai bambino. La mia carriera è però maggiormente legata a Cagliari: sono le due società a cui sono più affezionato. I capitolini fanno un po’ fatica, mentre i rossoblù si sono un po’ sbloccati dopo il 4-3 al Frosinone. Sotto il profilo emotivo, per la squadra biancoceleste, sarà importantissimo non sbagliare la gara di domani per evitare contraccolpi“.
In panchina due tra i tecnici più navigati del nostro calcio: cominciamo da Maurizio Sarri.
“Sarri è un allenatore bravo ma divisivo, a cui piace lo scontro e che non smussa gli angoli. A prescindere dal suo valore, potrebbe essere arrivato il momento per chiudere il suo ciclo, se non dovessero verificarsi dei miglioramenti concreti“.
Focus su un “certo” Claudio Ranieri, che tu conosci molto bene.
“Ranieri mi ha fatto diventare professionista vero: devo tutto a lui, così come lui deve qualcosa alla nostra squadra di illustri sconosciuti che ha scritto pagine importanti. Ci ha aiutato a diventare dei buoni calciatori, artefice numero uno di quell’impresa di oltre 30 anni fa. Tattica, orpelli, contano fino a un certo punto: la differenza l’ha fatta la sua mentalità “.
Come hai accolto la notizia, quasi un anno fa, del suo clamoroso ritorno in Sardegna?
“Sinceramente, glielo avrei sconsigliato. Pericolosissimo dal punto di vista sentimentale. Però lui ha fatto un miracolo, con un po’ di fortuna che ci vuole: ma ci è riuscito. Una magia che ha convinto una squadra e una città intera. Nel nostro primo anno di A, nel 1990-91, eravamo ultimi e disperati. Ci trasmise fiducia e la convinzione che ci saremo salvati. Svoltammo grazie a un successo in casa con il Genoa, e gli auguro che quella contro il Frosinone sia stata la partita della svolta rossoblù nella stagione in corso“.
Quali sono le figure che desideri ricordare, del tuo approccio al calcio nella Capitale?
“Da bambino ho avuto due allenatori sconosciuti, però importantissimi: Forlivesi e Troilo. E poi la figura di Maurizio Scarsella, un mio compagno di squadra delle giovanili laziali. Era un numero 10 dal sinistro divino. Io avevo 9 anni e lui 10: arrivava dall’Urbe Tevere, un fenomeno che poi è purtroppo morto giovanissimo di AIDS, dopo un’esistenza sregolata. Desidero ricordarlo“.
Chiudi gli occhi e ripensa alla tua avventura nel Cagliari.
“Al mio arrivo a Cagliari trovai una società disastrata. Il mio primo allenamento mi vide rispondere ai tiri di Gigi Riva! Cosa chiedere di più? Arrivò una nuova proprietà e fortunatamente cambiò tutto. E poi come dimenticare l’arrivo da Pisa con due aerei privati, a promozione in A conquistata: arrivando a Elmas si vedeva la fiumana di auto che bloccava le strade per venirci a salutare. Dai blindati dei Carabinieri aprimmo i tettucci e salutammo i tifosi, prima di dirigerci al Poetto per la grande festa. E poi quando Mazzone mi sostituì nella mia ultima partita con il Cagliari nel 1993. Piansi. Perché io non sarei mai andato via da Cagliari. Con l’arrivo di Cellino, beh… con lui non potevo andare d’accordo. Avevo rinnovato sempre con gli Orrù di anno in anno, senza mai parlare di cifre. Invece il modo di fare di Cellino, soprattutto per il mancato rispetto delle persone, cozzava letteralmente con il mio modo di essere e così… Ho provato a parlargli due volte, mi diede appuntamento senza mai ricevermi. Parlai pure con Mazzone, però non cambiarono le cose. Per non restare fermo, dopo essere stato di fatto il miglior portiere della Serie A appena terminata, andai altrove. Malvolentieri“.
E così ti trasferisti al Milan, dove purtroppo giocasti pochissimo pur vincendo tanto.
“Assolutamente, nel giro di pochi anni passai dalla Serie C nel Cagliari alla vittoria della Champions League. Un percorso incredibile. A Milano ho creato la mia famiglia, sono nonno da 4 mesi. I rimpianti nella vita è giusto che si manifestino, però è necessario anche saperli mettere da parte. Cagliari e il Cagliari hanno rappresentato non solo per me una storia magica: forse, col senno di poi, fu il momento giusto per chiudere quel capitolo. Ma mi rendo conto che avrei vissuto una vita più tranquilla a Cagliari, con le mie passioni del mare e della barca, in un mondo bellissimo. Alla fine ho fatto questa scelta di stabilirmi a Milano ed è naturale apprezzare le tante possibilità che offre, anche a livello lavorativo e logistico, per me e i miei familiari. Tuttavia non escludo un buen ritiro in Sardegna. Il posto dei sogni resta e resterà sempre quello per me. Chissà , un domani…“.
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Pezzo di m e r d a, in Sardegna non ti vogliamo.
Nemico per sempre.
Chissà cosa ci sarà costato il ritorno di quella semifinale di Coppa Uefa del 94 a noi interisti, d altronde vista la situazione in campionato è possibile che Pellegrini in quella occasione ci abbia fatto il regalo d addio.
Mitico Ielpo, dalla C1 alla A con quel Cagliari…
Grande ielpo
Si, era un grande, lo nominava spesso un mio prof. all’università , entrato nel cuore di tanti.
Lo ricordo in tribunale per la pratica di avvocato
Mah…volle andare al Milan…e fece panchina…
Bravi, bella intervista
Pitticu su portieri! A Cagliari lo teniamo sempre nel cuore.
Cellino si è dimostrato un mediocre sempre