IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, chiacchiere a zero

Fabio Liverani ha la super corazzata, con al centro i suoi ex. Un’arma a doppio taglio. Ma la rosa in questa B ha pochi eguali

Trittico delicato. Il Benevento in trasferta, il Bari, la sosta e poi il Venezia in casa. Il Cagliari di Fabio Liverani allo specchio nei prossimi venti giorni. Tre gare, tutte in programma di sabato alle 14, che possono dare ulteriori letture sul lavoro del tecnico e sul percorso di affinamento del collettivo. I 7 punti sono un ottimo aperitivo, il modo in cui sono arrivati lascia, come già chiarito, qualche angolo opaco. Ma va anche così. La squadra ha le carte in regola per un ruolo da protagonista. Per logica e tempistica, si dovrebbe aspettare almeno due, tre mesi di campionato prima di giudicare la mano dell’allenatore. Invece, ci si può affrettare. D’altronde, sui canali amati dal presidentissimo sono apparse le prime alitate sul collo del tecnico. Che poi qualcuno non creda a suggerimenti e “proposte” su chi, e per quanto far giocare, pazienza. C’è poco da scandalizzarsi, nel calcio va spesso così.

Anche perché si parla pur sempre di aziende che devono stare in piedi economicamente. Poi, il mercato degli allenatori ha tanti che pur di provarci accettano ingerenze e indicazioni. Magari, pensando di poterle controllare. Dunque, legittime aspettative societarie e ambizioni marciano assieme. Rubo una frase di Ivan Zazzaroni: “Le squadra di calcio sono aziende. E le aziende non possono avere un cuore. Ma il cervello sì”. Il cervello del Cagliari si è visto in pieno mentre precipitava in B. Di fatto, la risposta arriverà nei prossimi novanta giorni. E la sensazione, vista la rosa, è che il Cagliari possa puntare al bersaglio grosso. L’ex allenatore del Parma ha avuto – forse avrebbe gradito anche un terzino destro e un centrale più esperto – quel che chiedeva. La squadra, per propositività e attacco alla porta, è cresciuta. Dunque, testa al Benevento.

Rivoluzione effettuata. Fare tabula rasa è sempre rischioso. Venticinque cessioni e undici acquisti vanno assorbiti su più fronti. Ma adesso eventuali alibi della panchina stanno a zero. Lo scenario evidenzia la classica cartina tornasole di chi si circonda di fedelissimi già avuti. Se tutto fila liscio, ti faranno le statue. Se toppi, sei il primo a prendere la strada per Elmas. Funziona così, se l’allenatore ingrana dirà che aver ottenuto i pretoriani sia stata una delle chiavi vincenti. Ma se qualcosa si inceppa, sa che pagherà anche per questo. Diciamola tutta, la sessione estiva del Cagliari è stata positiva. Si era parlato di rivoluzione e così è stato. Dalla mediana in su l’organico è da vertice. Forse, solo Genoa, Parma, Palermo e Brescia si sono mosse meglio. Ma si sbaglia se si pensa che la corsa alla A tenga fuori Benevento, Frosinone, Venezia, Como e Pisa, ancorché partite male. E ci sarà la solita sorpresa. Signore e signori, benvenuti in serie B.

Attacco fotocopia. A Lecce Liverani ha giocato con Mancosu dietro due punte. Ad Asseminello ritrova proprio Lapadula e Falco. Un falso tridente? La cosa cambia poco. Ma c’è un però: il presidentissimo auspica il 4-3-1-2. Con Pereiro, invenduto per mancanza di pretendenti causa ingaggio sontuoso e qualità/quantità insufficiente per il pallone professionistico italiano, che “deve” giocare. Poco o molto si vedrà. Il club preme. E ricorda che Gaston quando ha giocato da seconda punta l’ha fatto con buoni risultati. Poi, c’è stata la prima attesa di Liverani. A seguire, la bocciatura. Con tanto di delusione manifestata post-partita dal tecnico. Sembrava fosse fatta per lo scambio con Agudelo dello Spezia, saltato per decisione della proprietà ligure dopo la protesta dei tifosi. Peraltro, Pavoletti, Luvumbo e Millico qualche indicazione la vorranno. Non ne ha avuta nessuna Desogus, spedito a Pescara, e la scelta lascia basiti.

Certo, la stagione è estenuante, senza una rosa competitiva e lunga non si va da nessuna parte. Ma l’equilibrio dello spogliatoio è altrettanto delicato e determinante. E guarda caso si viene da retrocessione sanguinosa dove proprio i miasmi nel e del gruppo hanno avuto un ruolo non indifferente. Buon lavoro, Liverani. Ma non è tutto. In mediana il Cagliari viaggia in business: se hai Rog, Nandez (almeno fino a gennaio: sempre che paghino l’ingente provvigione pattuita al suo procuratore), Viola, Makoumbou, Deiola, Kourfalidis, Cavuoti e Lella. Dietro rimane qualche dubbio. Ad Altare e Goldaniga si sono aggiunti Dossena, buon complemento, ma c’è da scoprirlo. Veroli idem, che però sembra destinato almeno inizialmente alla Primavera di Filippi. C’è anche Capradossi, bene. Ai lati, Di Pardo, Obert, Zappa e Carboni hanno palesato qualche sofferenza. E di Radunovic ci si deve fidare senza se e senza ma.

Notarelle

I galantuomini dell’anonimato. Mi segnalano commenti penosi su Massimo Rastelli. Che pena! Chi li esprime non migliora ma rimane tale e quale. Odiatori di professione. Vigliaccheria e mediocrità assieme. Con giudizi velenosi sulla persona per sviare dalla realtà e da quel che ha fatto l’allenatore in città, nonostante pressioni e manovre di vario genere utili a metterlo in difficoltà. Certo, legittimamente criticabile come tutti i personaggi pubblici, dello sport e no. Capisco che ci sia chi rosica, specie al Cagliari, fino a mangiarsi i gomiti. Ma la storia dice che negli ultimi dieci anni nessuno in rossoblù ha fatto meglio del tecnico di Pompei. In B e in A. E nessuno potrà cancellarlo: con lui in panca avete gioito per 25 vittorie in B, con 78 reti segnate e 41 subite! In A vi siete goduti le vittorie su Inter, Atalanta, Milan, Samp e Sassuolo, l’undicesimo posto e i 47 punti.

E chi l’ha sostituito, con le leggende, in Coppa Italia ha perso in casa con il Pordenone che giocava in C e quel Cagliari si è salvato all’ultima giornata! Parlate delle scoppole. Sono state sette, con Juve (4-0), Inter (1-5), Napoli (0-5), Fiorentina (3-5), Lazio (4-1), Torino (5-1) e Sassuolo (6-2). Ma andate a rivedervi rassegne stampa, bollettini sanitari e “uscite” e vicende societarie del periodo. Comunque, micro-giganti da tastiera, troll e nickname, forse ben pilotati, fatevene una sana ragione. Poi, guardate da vicino la rosa attuale e quella della B vinta da Rastelli. Si può discutere se Munari fosse più forte di Makoumbou, Giannetti di Mancosu, Fossati di Viola, Farias di Nandez, Joao Pedro di Falco o Dessena di Rog? In quel gruppo, pur nell’impossibilità di paragoni seri, l’unico di un’altra categoria, anche rispetto alla rosa in mano a Liverani, è stato Storari. Questo non è un fatto, né un’illazione. Ma il mio parere. Senza alcun livore né astio per il vostro amato presidentissimo. Del quale mi importa davvero poco. La gestione del club, un po’ di più.

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