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Renato Raccis, il primo cannoniere sardo in serie A: il ricordo di Zola

“Avrebbe compiuto cento anni venerdì scorso: memoria e coinvolgimento delle nuove generazioni sono per noi un passaggio importante” dice Umberto Oppus

C’è anche tanto Cagliari nelle iniziative dedicate al centenario dalla nascita di Renato Raccis. I colori rossoblù danzano attimo dopo attimo nella quattro giorni curata a puntino dal sindaco di Mandas, Umberto Oppus. Danzano nelle parole e nei video di Gigi Piras, Beppe Tomasini, Pino Bellini e Renato Copparoni. Rimbalzano visivamente nei cimeli – da urlo le scarpette Valsport di Gigi Riva! – messi assieme nella mostra allestita grazie a Simone Gallus. Rinfrescano la memoria quando le parole dei primi cittadini e degli assessori coinvolti nel protocollo d’intesa, si annodano ai grandi nomi del passato e a quelli del presente del club, purtroppo, fresco di retrocessione nell’inferno della B.  Memoria e pallone, storia e notorietà. Ma anche un modello comportamentale per le nuove generazioni. Quando Renato Raccis, primo giocatore sardo a esordire, nel 1938, e terzo bomber all time in serie A dietro Virdis e Zola, è partito per vestire i colori del Prato, aveva sedici anni. La Seconda guerra era alle porte. Mandas, paese d’origine del “centrattacco, che ho tifato con immenso affetto da giovane tifoso del Livorno” come lo ha ricordato Carlo Azeglio Ciampi nel 2012 in una lettera alla municipalità isolana, ha festeggiato il centenario del bomber. Il centro a 50 chilometri da Cagliari ha chiamato a raccolta simboli, luoghi, anime di sportività e condivisione. In prima fila le scuole calcio e i sindaci dei 38 comuni sardi che hanno firmato l’intesa sul progetto “La Sardegna nel pallone: i comuni sardi della serie A“.

CLASSE 1922 Un filo verde di una rete tra municipalità che abbiano espresso almeno un calciatore che abbia giocato in A. Con Andrea Floris, assessore comunale allo sport di Cagliari, ad aprire le firme sul protocollo “Ricordare Raccis permette a tutti noi di essere attivi anche con le nuove generazioni: promuovere la memoria delle attività sportive è un gol che non dobbiamo sbagliare”. Ma non solo. Per i cento anni di Raccis, gli avrebbe compiuti venerdì 17, sono stati coinvolti anche gli ex dello scudetto rossoblù del ’69/70, insigniti della cittadinanza onoraria dal 2012. Insomma, una festa nella festa. Sul calcio di ieri, con una mostra di oggetti, maglie, palloni e scarpe d’epoca, alle pagine dei quotidiani e le foto virate seppia di Raccis, capace con la 10 del Milan, indossata in seguito da Schiaffino, Rivera e Gullit, di segnare anche nel derby. L’attaccante isolano classe 1922 ha chiuso la carriera a soli 26 anni dopo aver contratto la tubercolosi. E si è spento a Cagliari, nella sua casa in Castello, nell’agosto del 1979. I numeri? Implacabili: 51 reti in 135 gare nella massima serie. Dagli almanacchi alle pallonate attuali. Con disegni, temi e foto dei ragazzini delle scuole primarie locali al lavoro sul progetto “Un paese nel pallone. Valori e modelli per sconfiggere razzismo, cyberbullismo e favorire inclusione e opportunità di genere”. Un quadro etico e comportamentale volto al futuro.

STORIA DEL PRIMO CANNONIERE SARDO. E inquadrato nel percorso “Active living, tra web e territorio”, promosso anche dall’Ussi nazionale nell’ambito delle attività sostenute da Sport e salute. “Siamo vicini anche ai percorsi di formazione varati da amministrazioni pubbliche e scuole. E sosteniamo il lavoro dei colleghi impegnati sul territorio” ha detto Gianfranco Coppola, presidente dell’Unione sportiva stampa italiana. Spazio anche alla presentazione del libro “Renato Raccis, il bomber fermato dal destino. Storia del primo cannoniere sardo della serie A: dal grande Livorno al Milan”, firmato da Umberto Oppus e Mario Fadda. Entusiasmo e un filo di emozione anche dai toccanti videomessaggi inviati al primo cittadino dai grandi del calcio. Da “Un applauso al comune di Mandas e ai giornalisti dell’Ussi: i media hanno l’obbligo di ricordare i grandi del passato” di Billy Costacurta, all’importanza del messaggio per le nuove generazioni su cui ha insistito Gianfranco Zola: “Anche nel calcio il tempo che passa si può fermare con questi eventi. Raccis va ricordato trasformandolo in ricerca e attività curiose nel mondo della formazione”. Di forte impatto anche le parole di Franco Baresi, Ciccio Graziani, Igor Protti, Leonardo Pavoletti, Pietro Paolo Virdis, Giacomo Murelli (fresco campione d’Italia da vice di Pioli), Nelson Dida, Maurizio Ganz, Gigi Piras, Luca Hervatin e gli scudettati Mario Brugnera, Beppe Tomasini (“Raccis ha avuto grandi qualità, altrimenti non sarebbe emerso nel calcio di quei tempi” il commento del capitano del tricolore) e Adriano Reginato.

TESTIMONIANZE. Per Renato Raccis – che è nato nella San Giorgio Cagliari e ha giocato anche con Asti, Juventus, Milan e con il Livorno è arrivato a un punto dal Grande Torino di Valentino Mazzola nella corsa scudetto del ’42/43 – anche da Giampaolo Grudina e Renato Copparoni, i primi a parare un rigore in A rispettivamente a Virdis e Maradona. Polvere di stelle, carriere e record. Un piccolo grande ponte tra la Sardegna e le città che hanno avuto Raccis nelle loro squadre. I ricordi dei sindaci di Livorno, Luca Salvetti, e di Prato, Matteo Biffuni, hanno idealizzato la storia. Una storia di pallonate, dall’Ardenza a San Siro, che ha avuto per protagonista “un sardo nella storia” come lo ha definito Umberto Oppus, deus ex machina della commemorazione. Ma anche buone pratiche, applaudite dai figli del bomber, Giorgio e Donatella, in Sardegna per l’evento. E un ottimo assist per amministratori e docenti, conquistati dalle iniziative legate alla memoria del centravanti di Mandas. “La nostra ambizione? Dopo avergli dedicato lo stadio e il viale, vogliamo realizzare la casa museo, approvata anche dalla Giunta regionale. Rivalutare i miti e le bandiere del calcio è utile per rafforzare l’identità nei nostri giovani e per promuovere il territorio, un turismo diverso, le tradizioni” rimarca il primo cittadino. Cannonieri una volta, cannonieri per sempre. Per le nuove generazioni e per le emozioni, culturali e sociali innescate dal calcio. La curiosità? Nicolò Barella nella lista dei goleador sardi in A è nono con 14 gol, dopo Virdis (102), Zola (90), Raccis (51), Sau (39), Piras (31), Cuccureddu (26), Langella (18) e Pusceddu (17) e Matteoli (13).

LE PAROLE DI ZOLA

 

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