IL DRIBBLING DI … Mario Frongia. Cagliari, disastro viola!

Il 3-0 rimediato al Franchi ha evidenziato lacune e criticità note da anni. Atteggiamento molle, qualità e rosa inadatta alla categoria

In casa Cagliari il momento non è semplice. E se possibile si complica: out anche Strootman e Godin (tendinopatia cronica, come scritto in un comunicato ufficiale dall’Uruguay), oltre ai soliti noti. Al Franchi si parte in affanno. E si spera possano recuperare, così come l’auspicio è che Nandez abbia solo un leggero fastidio muscolare. Comunque vada, mercoledì arriva la Roma. Con le sconfitte di Salernitana (4-2 in casa dall’Empoli) e del Genoa (dal Torino 3-2), i rossoblù confermano il terzultimo posto. Meglio non scherzare con il fuoco. La categoria va difesa con i denti. La tifoseria è sconsolata e delusa.

IL TORELLO DEL FRANCHI. La Fiorentina – assenti gli ex Duncan, in panca, e Sottil, squalificato – è reduce da due sconfitte, il Cagliari che giunge in Toscana con alle spalle la prima settimana di lavoro continuo con la guida di Walter Mazzarri. E soprattutto, i primi 3 punti della stagione conquistata sulla Samp. Per proseguire la striscia, con gli uomini contati, serve un mix di forza, organizzazione, leadership. Nella speranza che il duo Joao Pedro-Keita Baldè faccia la differenza. Se queste sono le aspettative della vigilia, la delusione della tifoseria è duplice. Da un lato, un Cagliari che vorrebbe ma non può. Dall’altro, una Fiorentina che pare aver atteso i rossoblù per lucidare la propria argenteria.

PARTENZA DOC, IL RESTO MALE. Il tridente di Italiano contro le due punte di Mazzarri. Il ritmo è alto dai primi minuti. La missione è semplice: andarli a prendere alti. La mossa riesce, l’attesa è intelligente, le linee sono vicine, la ripartenza è rapida. Peccato duri poco. La cronaca? Arida. La Fiorentina tiene la palla ma è lenta. Gonzalez sfiora di destro il gol nella prima occasione da rete. Al 13’ tutti in piedi e applausi per Davide Astori. La Curva Fiesole risponde compatta. Ah, caro Davide! Si riparte, Torreira sfiora il palo di testa. Il Cagliari riparte dal lancio di Cragno, non paga e fisicamente Milenkovic e soci hanno la meglio. I padroni di casa guadagnano metri e consapevolezza. Rapuano ferma il gioco: fallo di mano di Keita Baldè, calcio di rigore. Vlahovic rinuncia, batte Biraghi: 1-0.

Caceres cede, Bellanova in campo. Mazzarri chiede a Joao Pedro e Keita Baldè di andare a filtrare le ripartenze viola. Ma i tempi del pressing sono da rivedere. La Fiorentina tiene il pallino, il palleggio è ben organizzato. Dalle corsie esterne, specie Saponara che sembra Luis Figo! (palo a giro con Cragno di sale), i cross sono un giochetto da ragazzi. Ai rossoblù manca la rapidità e la qualità nel gestire i palloni. Le idee di gioco sono ancora acerbe. E la transizione è imperfetta. La difesa soffre, Lykogiannis subisce Gonzalez, anche di testa nonostante i 15 centimetri di vantaggio. Un film già visto. L’atteggiamento è molle. Male. Arriva il 2-0, Gonzalez firma su assist di Saponara, servito da Vlahovic sul filo del fuori gioco. La Fiorentina dilaga. Mazzarri risponde chiamando Nandez a destra. Ma non basta. La sensazione? La squadra manca in personalità e qualità. E la rosa era e rimane non all’altezza.

TUTTA COLPA DI SEMPLICI. Più che un allenatore al Cagliari servirebbe un mago. E anche molto bravo. Italiano ha in panca Amrabat, Callejon, Castrovilli, Benassi. Mazzarri si limita a riportare Nandez a sinistra. Ma è Torreira a dettare i ritmi che inguaiano Lykogiannis e Marin, da una parte, Zappa e Bellanova dall’altra. Ecco, è una questione di qualità e tempi di gioco. Il 3-0 di Vlahovic (cioccolatino su punizione all’incrocio) è la botta che punisce definitivamente il Cagliari. Pavoletti prende il posto di Keita Baldè, Pereiro entra per Zappa, Grassi per Deiola. Mazzarri le tenta tutte. La Fiorentina molla un tantino, i rossoblù reagiscono ma la spinta è debole. E il risultato non cambia.

Ah, già, la colpa era tutta di Semplici. Così come l’anno scorso era di Di Francesco e del ds Carta. E ancora prima di Maran e Carli, per non dire di Rossi. Andiamo oltre. Si sa che quando le cose vanno male, possono andare peggio: Nandez chiede il cambio per un problema al flessore. Entra Obert, slovacco, Primavera del 2002. Italiano butta dentro Amrabat e Duncan. Dietro, da Ceppitelli a Lykogiannis, è gara a chi sbaglia le cose più facili. Finisce 3-0. Mentre Simeone (leggete un apposito pezzo qui su CalcioCasteddu) firma quattro gol contro la Lazio. Giusto, era un bidone. E Nainggolan è secondo in classifica con l’Anversa. Bollito anche lui. Amen.

 

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