Cds – Astori, tre anni fa la morte. I familiari: “Senza Davide è un’altra vita”

Marco e Bruno, rispondendo alle domande del quotidiano romano, hanno ricordato il fratello scomparso prematuramente il 4 marzo 2018

Davide Astori vive. Lo scriviamo spesso ma il 4 marzo lo dobbiamo urlare con ancora più forza. L’ex difensore del Cagliari è morto esattamente tre anni fa lasciando un vuoto incolmabile nel cuore degli sportivi italiani ma soprattutto nei cuori dei suoi familiari. I fratelli di Davide, Marco e Bruno, hanno parlato ai microfoni de Il Corriere dello Sport per raccontare i loro ricordi.

UN’ALTRA VITA. “Senza Davide è un’altra vita. Era il Maradona o il Pelé dei valori. La gente questo l’ha percepito all’istante. La ricorrenza non ci fa effetto. Quel giorno di marzo è lo spartiacque tra due esistenze. In questa non potremo mai ambire alla felicità piena. Manca lui. Quando superi la soglia del dolore, il 4 marzo è uguale al 5 aprile, al 6 giugno. Nostra madre, che è la saggia della famiglia, lo ripete spesso: Davide non c’è, la vita adesso è altro, non ci si scuote più“.

LA CURIOSITÁ DI DAVIDE. “Davide era pieno di fantasia e di curiosità. Il tempo libero lo impiegava per soddisfarle. Io lo prendevamo per il culo perché non sapeva disegnare, ma aveva gusto. Si era impratichito anche con un software in 3D. L’interior design la sua specialità, era un maestro. Ricordo quando ci segnalò delle piastrelle che aveva scovato in rete e che acquistammo in Marocco, oppure dei divani della Baxter, un’azienda della Brianza che fa pezzi bellissimi. Un giorno Davide la citò in un’intervista e ricevette i ringraziamenti dei titolari che lo invitarono in sede. Non ci andò mai“.

AUTOREVOLEZZA. “Lui era il parere più autorevole, quello che inseguivo in continuazione per le cose importanti, ma anche per le cazzate. Era il confronto che cercavo quasi con ostinazione. Davide era più giovane di me di cinque anni, ma aveva un equilibrio, una sensibilità e una maturità impressionanti. Il nostro capitano. Ho detto autorevole, non è il termine giusto. Provo a essere più preciso: ecco, quello di Davide era il parere che mi interessava di più, l’unico che ascoltavo”

 

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