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IL DRIBBLING DI… MARIO FRONGIA. Muriel affonda il Cagliari: l’incubo rossoblù prosegue

Nandez e soci vengono beffati dal colombiano. Nell’extra time il rigore prima assegnato e poi annullato da Piccinini: una beffa. Gira male e, se può, anche peggio

Non è bastato un Cagliari che parte con la determinazione chiesta da mesi. È troppo tardi? Sbraita un tifoso. Però, pressing alto, raddoppi, solidità nelle seconde palle sono apprezzabili. Eusebio Di Francesco riparte da Su connottu, con Nainggolan, alle spalle di Joao Pedro e Simeone: ma la salita è sempre più dura. I rossoblù non demeritano, un punticino sarebbe stato oro.  Però, fatica e lucidità vanno spesi per 95’. E sarebbe perfetto un filo di indispensabile buonasorte. Dalla magia di Muriel all’episodio del rigore dato-no dato. No, non gira. Prendi il gol e non ne fai: un punto nelle ultime sei partite, 15 match senza vincere, cinque nelle ultime sei senza mai segnare. I numeri inchiodano. Anche Eusebio di Francesco deve riflettere. La società in settimana ha parlato con il dg Passetti: no comment. Errori, scelte opache e nodi sono al pettine, complicato o peggio, fuori tempo massimo, per eventuali soluzioni. E la fiducia della tifoseria è agli sgoccioli. Se non finita.

TATTICA E CONCENTRAZIONE. Con il Ninja che deve fare filtro su Pessina e quando capita Freuler. JP10 si abbassa (ma Romero lo annulla), il terminale offensivo è il Cholito (poca roba), stretto nella morsa Djimsiti-Palomino. Marin e Nandez in mediana. Uno spreco, viene da dire, nel vedere l’uruguaiano, tra i pochi a poter puntare l’uomo e dare superiorità numerica, piazzato a fare legna davanti alla difesa. I rossoblù sanno di dover fare punti, il terzultimo posto è da brividi. C’è da attendere Duncan (entrato a fine gara) o Asamoah. La classifica, i gol presi, le sconfitte (sette nelle ultime otto gare) fanno paura. E ormai, c’è da chiedersi se la soluzione possa essere quella di cambiare il tecnico. Pensando, un po’ prima, all’eventuale sostituto, al gruppo, ai senatori, al progetto, oramai finito nella carta straccia. La B è un inferno, meglio non pensarci. E fare l’impossibile per mantenere la categoria. Che poi Gasperini metta in campo un’Atalanta reduce da un filotto con una vittoria nelle ultime cinque gare, è servito poco o nulla.

MURIEL IL CECCHINO. Miranchuk e De Roon al posto di Pessina e Pasalic sono le mosse del tecnico ospite, dal 1’ minuto della seconda frazione: inutile parlare della qualità a disposizione del tecnico che, con il club ha salutato il Papu Gomez e tra due mercoledì gioca contro il Real Madrid. Joao Pedro viene stoppato da Sutalo, occasionissima, calcio d’angolo. Sugli sviluppi, Nandez impegna Sportiello. I ritmi salgono, ma DiFra si lamenta con i suoi. La ripartenza rossoblù non è precisa. L’attenzione resta alta: buon segno. Ilicic esce per Muriel. Nandez si sacrifica, combatte, mette carne al fuoco. Godin (il migliore in campo) mura una girata di Gosens. Prima un tiro alto, poi la traversa nega la rete a Zapata. Ultimi venti minuti da assedio. Fino alla magia di Muriel, con le promesse Zappa e Walukiewicz giocate in un metro quadro. Il colombiano non perdona: 1-0. Ma tutto nasce da un fallo laterale battuto sciaguratamente da Lykogiannias. Male. Poi, nel primo minuto dei tre supplementari l’episodio che avrebbe dato, forse, un punto meritato al Cagliari. Rugani entra in area, sta per calciare, De Roon lo tocca. Piccinini indica il dischetto. Lo chiamano al Var: rigore cancellato. Un lettore scrive: il Dio del calcio vede e provvede. Poi, se non correggi con umiltà la rotta, non perdona.

NOTARELLE FINALI
1)
grazie di cuore ai colleghi e agli amici di Calcio Casteddu, vicini e presenti nel momento della dipartita di mio padre Salvatore. E sono grato ai tanti lettori, che mi hanno scritto (pubblicamente e in privato) un pensiero e le condoglianze. Mio padre tifava come tutti voi il Cagliari. L’ultima volta che ne abbiamo parlato, lunedì scorso, mi ha detto “Ma cumenti fainti a fai giogai ancora cussu terzino grecu?”. Aveva nel cuore, oltre a quelli dello scudetto, la squadra di Brugnera sesta con Tiddia, quella di Zola risalita in A e il gruppo guidato da Rastelli. Venerdì alle 10.30 se ne è andato.  Ancora grazie.
2) La Serie A è bizzarra, in tempi di pandemia e senza pubblico, le sorprese si moltiplicano. Dal Napoli, per nulla trascendentale e con Gattuso a rischio, che batte di misura la Juve allo Spezia che inchioda il Milan capolista. Peraltro, gli spezzini di Italiano (autori di un calcio organizzato, veloce, affamato e tecnico per 95’) hanno avvertito anche le inevitabili scorie del passaggio di proprietà dal petroliere Volpi al miliardario americano Platek, fondatore del fondo Msd. Eppure, quando c’è la testa e la professionalità giusta, non ci sono stadi pieni o vuoti che ti sostengono. E neanche Ibra, Gigi Donnarumma, Bennacer, Calhanoglu, Mandzukic, Leao o Kessié, che tengano.
3) Ho segnalato a più riprese, anche dando uno sguardo agli ultimi quattro anni, quali siano le probabili responsabilità. A ripeterle, si sbaglia due volte. Provo a sintetizzarle: 60 per cento società (Uomo solo al comando che decide su mercato, monte ingaggi, team dirigenziale, osservatori, obiettivi, operazioni estere, stipendi da capogiro, relazioni e rapporti, eccetera), 25 squadra, 15 allenatore. In questi casi, fin dal via si sa chi paga. Ma i sardi, tifosi e sportivi, hanno davvero poche colpe.

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