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IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Fabio Pisacane: sarà un addio a testa alta

Il difensore campano è in partenza verso il Lecce. Memoria, comportamento, campo e rispetto marciano assieme 

Quasi certamente Fabio Pisacane andrà via. Comunque sia, meglio non perdere l’attimo. E peccato per chi (pochissimi, a conti fatti) lo liquida frettolosamente. Come uomo, mai. E viene difficile che qualcuno possa provarci: anzi, se si hanno dei figli non occorre essere dei geni per pensare che sarebbe davvero niente male che si comportassero come ha fatto lui. Ma anche come calciatore, c’è poco da discettare. Il Cagliari ha avuto difensori da mani nei capelli, come ha detto incautamente Di Francesco riferendosi alla prossima partita con il Milan. Eppure, la memoria in uno sparuto numero di tifosi scarseggia. La replica? Ma sei suo cugino, come si sono scritti su questo sito. No, ma non mi dispiacerebbe esserlo. Perché Fabio Pisacane merita quel tipo di rispetto che ci si conquista sul campo. Anche se non sei Sergio Ramos o Rio Ferdinand. Sudando e mettendoci il cuore, anche quando si sbaglia o si fa meno bene del previsto. In tanti scomodano maglia, colori rossoblù, attaccamento. Il difensore dei Quartieri spagnoli, su richiesta di Zenga, ha giocato anche con due costole fratturate. E neanche un mese dopo il presidente gli ha proposto di andare all’Olbia. Puoi anche non far parte di un progetto, ed essere poco malleabile (specie con i santoni dentro e fuori lo spogliatoio) ma non meriti lo sbeffeggiamento.

AL LECCE DUNQUE Forse, perché subito dopo il flop con il Benevento la proprietà (atterrita anche dall’inabissamento di Walukiewicz, dichiarato a reti unificate “pronto per le big d’Europa”) si è affrettata a comunicargli che “fino al 31 gennaio non ti muovi”. Sarà. Intanto, Fabio, e la sua famiglia, si sente più cagliaritano di tanti cagliaritani. E questo gli fa onore, così come deve inorgoglire l’ambiente. Perché? Per una ragione molto semplice: l’atteggiamento e la serietà mai sborona o fuori luogo. Sia dopo aver negato il gol a Icardi nella vittoria a San Siro con l’undici di Rastelli, essere stato match winner con il Milan in tap in su Donnarumma, aver annullato Lozano e Insigne  nella vittoria storica del Cagliari di Maran al San Paolo contro il Napoli, la sua città. Basta e avanza, ma è facile ritrovare altri esempi che permettono di unire i puntini: Pisacane che lascia Cagliari dopo 153 partite, quattro reti e tre assist, meritava, merita, un altro saluto.

NOTARELLA STORICA. “Il treno per il Genoa l’ho preso da ragazzino con Criscito. Poi, sono stato male”. Male? Malissimo, Sindrome di Guillain-Barré, ovvero prima la paralisi, poi in coma.  A seguire, la lenta ripresa. Dall’ospedale ai campi delle serie minori. Con un episodio che lo fa balzare alla ribalta. Nel 2011 il ds Giorgio Buffone gli offre 50.000 euro per far vincere il Ravenna contro il Lumezzane. Fabio rifiuta. E denuncia. Buffone, arrestato nella prima tranche dell’inchiesta Last Bet viene inibito per cinque anni e precluso alla permanenza in qualsiasi rango o categoria Figc.  “Non sono un eroe. Penso a Giorgio, il fisioterapista che a Genova quando ero malato mi ha assistito come fossi il figlio che non ha potuto avere”. Non a caso, nei trentuno tatuaggi del difensore appare anche Giorgio.

RICONOSCIMENTI E APLLAUSI. Terni gli ha consegnato il “Thyrus d’oro” per la lealtà sportiva. La Fifa l’ha nominato ambasciatore e l’allora CT azzurro Cesare Prandelli lo invitò al raduno dell’Italia in vista di Euro 2012. Quindi, il Premio Fair Play Menarini a Trento e Telethon a Milano. A seguire, le foto con Ronaldo il fenomeno e Van Basten. Dove? In Svizzera, a Brig, chiamato da Gianni Infantino, numero uno Fifa, per la Partita delle leggende. “Non c’entravo proprio niente!”. La motivazione? “Pisacane è un esempio di onesta, moralità, di impegno e sacrificio”. Ci sono anche Boban, Maldini, Del Piero, Trezeguet, Seedorf. Un passo indietro. La storia si apre nel 2016 con il debutto in A al Cagliari: 3-0 all’Atalanta.

I trascorsi saltano fuori: la favola Pisacane supera i confini nazionali. Il quotidiano inglese The Guardian lo premia come “Calciatore dell’anno”. Ma d’altronde, cosa ne capiscono, dirà qualcuno, questi inglesi che hanno inventato il calcio ma non vincono quasi mai. Eppure, stavolta fanno centro. Il 28 maggio 2017 Fabio segna la sua prima rete in A contro il Milan. La curiosità? È stato l’ultimo gol ufficiale segnato al Sant’Elia. Il 5 dicembre 2018 sigla il primo gol in Coppa Italia nella vittoria di Verona contro il Chievo. La marcatura vale il passaggio del Cagliari agli ottavi.

Insomma, il calciatore, con l’uomo e la moralità. Con un profilo umile e tanto lavoro: “Se non hai doti tecniche, devi lavorare il triplo degli altri”. Sacrifici, fatica e rinunce. Fabio è anche questo. Piaccia o meno, lascia la città (professionalmente, per il resto potrebbe esserci la residenza in centro, a pochi passi da via Dante) un signore. Con una cifra etica e comportamentale da far invidia. Anche se non hai mai avuto il poster dell’Inter del triplete in camera, come piacerebbe al board societario. Quando lo incontrate per piazza Costituzione o al Poetto con i figli e la signora, fatevi raccontare cosa pensa del Cagliari e di Cagliari. Vi sembrerà di parlare con uno di Sant’Avendrace. Con il cuore rossoblù da generazioni. Suerte, Fabio!

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