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Maran e Zenga a confronto: il primo è crollato dopo un grande avvio, il secondo ha fatto il possibile

Il nostro giudizio sui due tecnici che si sono seduti sulla panchina del Cagliari nell’anno del Centenario comunque deludente dopo tante aspettative

Rolando Maran e Walter Zenga sono accomunati dallo stesso destino. Entrambi hanno allenato il Cagliari, nella particolare stagione attraversata dal Coronavirus, entrambi non siederanno sulla panchina rossoblù nella nuova stagione, sostituiti dal nuovo corso Eusebio Di Francesco. Sia il mister di Trento, ancora a libro paga da parte di Giulini (pronto a liberarsi in caso di chiamata) che quello milanese in scadenza il 30 agosto, non hanno raggiunto l’obiettivo minimo, fissato nel settimo posto, che avrebbe portato la squadra in Europa League, anche attraverso i preliminari che (per via della licenza Uefa non concessa alla Sardegna Arena,avrebbero visto Rog e compagni scendere in campo alla Dacia Arena di Udine.

MARAN. Due sconfitte a inizio stagione con Brescia e Inter, poi l’inizio di una cavalcata durata tredici partite dal 3-1 al Tardini sul Parma, proseguita con le spettacolari vittorie con Fiorentina e Atalanta (5-2 e 2-0) e terminata con il 4-3 sulla Sampdoria il 2 dicembre. Da quel momento, con quarto posto in classifica, l’avvio del tracollo, col Cagliari che perde e non sa più vincere, inanellando qualche pareggio e l’esonero di Maran al termine del 3-4 contro la Roma il primo marzo. Fin troppo ovvio, purtroppo, arrivare alla conclusione che, qualcosa si è rotto sul più bello, sino a perdere il controllo della squadra.

ZENGA. Onestamente a lui era difficile chiedere di più in una situazione come quella vissuta. Arrivato il 3 marzo, è riuscito a fare qualche allenamento e un test con l’Olbia in previsione della gara di Ferrara contro la Spal a metà mese. Il lockdown, oltre che a noi italiani e non solo, ha cambiato i piani oltre a lui. Si è trovato a dover lavorare con una squadra tutta nuova (a differenza degli altri suoi 19 colleghi) dal 18 maggio, esordendo al Bentegodi con una sconfitta per 2-1 contro l’Hellas Verona, ottenendo poi quei 6 punti che di fatto hanno regalato la salvezza, battendo la Spal (dopo 204 giorni di non vittorie) e Torino. Di fatto, giocando ogni tre giorni di media, più che l’allenatore, ha fatto il selezionatore, facendo svolgere il defaticante a chi aveva giocato il giorno prima e la rifinitura pre gara della vigilia. Ha avuto buona intuizioni, facendo giocare Ladinetti, Gagliano (in gol con la Juventus) ma anche scelte meno felici, come il mettere fuori squadra per scelta tecnica, Cigarini. Ha raccolto il Cagliari undicesimo a sei punti dal quarto posto e lo ha lasciato quattordicesimo con 45.

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