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1980. La serie A riapre agli stranieri: arrivarono i top Brady e Falcao ma anche flop capitanati da Luis Silvio

van De Korput al Torino il primo arrivo In quella stagione. Ascoli, Brescia, Cagliari, Catanzaro, Como e fecero giocare soltanto calciatori italiani

16 squadre partecipano al campionato 1980/’81, quello conosciuto più per la squadra che vinse lo scudetto, o quelle scese in B, per il ritorno degli stranieri nel calcio italiano, specificamente in Serie A. Cinque società, tra le quali il Cagliari (oltre ad Ascoli, Brescia,Catanzaro e Como) che non optarono per l’ingaggio di un calciatore oltralpe. Quando (40 anni fa) il Torino ufficializzò Michel van De Korput, oggi un signore di 64 anni che si gode la pensione nelle campagne olandesi, si chiuse un periodo con solo giocatori italiani iniziato nel 1966, di fatto dopo la clamorosa sconfitta al mondiale contro la Corea del Nord, anche se per questo si dovette aspettare qualche stagione, visto che i contratti a scadenza, furono ovviamente rispettati. L’olandese venne acquistato dal Feyenord per 670 milioni delle vecchie lire. A tal proposito, le cronache dell’epoca raccontano di una trattativa portata avanti direttamente col suocero di Johann Cruijff. L’ingaggio era di 130 milioni l’anno per quello che venne definito l’erede di Krol. van De Korput, prima di tornare in Olanda (nell’estate 1983) giocò in granata 72 partite, realizzando solo un gol.

I TOP. Liam Brady alla Juventus, Krol al Napoli, ma soprattutto Falcao alla Roma, furono arrivi importanti, per qualità. Il primo arrivò in bianconero, grazie all’intervento del talent scout Gigi Peronace, giocò fino al 1982 (regalando lo scudetto con il rigore a Catanzaro) che beffò la Fiorentina fermata sullo 0-0 a Cagliari, collezionando 57 presenze siglando 13 reti, mentre il secondo (nome per esteso Rudolf Jozef Ruud Krol, vestì la maglia del Napoli per 107 volte, segnando appena un gol ma fondamentale per in campo per i compagni. Fu accolto con entusiasmo, con i tifosi che acquistarono in massa l’abbinamento.

Paulo Roberto Falcao, non ha bisogno di presentazioni. Soprannominato l’Ottavo Re di Roma, è tuttora considerato uno dei più forti centrocampisti della storia del calcio dall’inizio della sua storia. Il club giallorosso lo prese su segnalazione del compianto giornalista Ezio De Cesare, pagandolo un milione e mezzo di dollari. Scommessa vinta alla grande dalla società sui tifosi, che si aspettavano l’arrivo di Zico (che qualche anno dopo giocò con l’Udinese). Con la Roma fu protagonista di uno scudetto nelle 107 gare disputate e 22 gol, ma il suo nome è accostato anche al gossip. Infatti, Moana Pozzi nella sua autobiografia La Filosofia di Moana, il brasiliano viene citato per un flirt.

SFORTUNE, PROMESSE NON MANTENUTE E FLOP VERI. Il brasiliano Juary sbarcò ad Avellino giocando fino al 1982, timbrando 34 volte il cartellino (siglando 13 gol) prima di passare all’Inter. Il connazionale Eneas firmò per  Bologna, disputando tra il 1980 e il 1981, 20 partite realizzando 3 gol. L’esperienza successiva con l’Udinese andò male, Non sopportò il freddo la nostalgia del Brasile (oltre a problemi fisici) lo riportano in patria con zero presenze in maglia friulana. Morì a San Paolo, dove nacque il 18 marzo del 1954, ad appena 34 anni, il 27 dicembre del 1988.  eleganti e eccentrici che indossava, morì giovanissimo in un incidente d’auto. Daniel Bertoni, sette stagioni in Italia, fu invece il giocatore più pagato in quella sessione di mercato. La Fiorentina, degli allora Pontello, lo pagò al Siviglia 2 miliardi e 800 milioni (di fatto un terro dell’intera cifra spesa dalle altre società) di vecchie lire. Fino all’84 giocò in viola 97 gare, segnando 27 gol. Meno brillante le successive avventure in Italia, con Napoli e Udinese.

Niente Sudamerica inizialmente in casa Inter. Dall’Austria arrivò Herbert Prohaska, che due stagioni dopo passò alla Roma. In nerazzurri ebbe modo di farsi vedere 56 volte in due campionati, andando in gol 8 volte. Chi non lasciò traccia furono Sergio Fortunato al Perugia, Herbert Neumann all’Udinese, e soprattutto Luis Silvio alla Pistoiese. Sul primo ci sono state delle attenuanti: sia Renzo Ulivieri che il suo sostituto Giampiero Molinari, non trovarono una collocazione naturale nelle 12 volte impiegato: segnò 2 gol (gli unici in Italia) a fine stagione, il primo in casa dell’Inter nel ko per 3-1 degli umbri alla penultima giornata, quindi quello contro il Torino, prima del suo passaggio a Las Palmas. Nonostante un infortunio al ginocchio destro con la maglia del Colonia, l’Udinese scommette sull’attaccante tedesco per mantenere la categoria, che arriverà solo all’ultima giornata. Gioca 25 partite, segnando una sola rete contro la modesta Pistoiese.

Infine Luis Silvio. L’Oscar come peggior giocatore in campo di quel campionato (non solo tra gli stranieri) spetta al brasiliano che stacca notevolmente la concorrenza. Nell’estate del 1980 la Pistoiese del presidente Marcello Melani lo portò in Italia. In Brasile non lo conosceva nessuno e forse laggiù faceva il cameriere, tanto che Lido Vieri lo provò per sei partite (le uniche in Serie A) salvo spedirlo poi prima in tribuna e poi a casa in modo definitivo. L’acquisto dal Ponte Preta, su segnalazione dell’allenatore in seconda Giuseppe Malavasi che andò a visionare in un’amichevole contro il Comercial. La leggenda narra addirittura che quella fosse una partita combinata. Cioè organizzata apposta per far fare bella figura a Luis Silvio e convincere Malavasi a portarlo in Italia.Visti gli esiti del giocatore in Toscana, probabilmente fu proprio così.

 

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