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Coronavirus. Sardegna, 7 morti e 5 nuovi contagi: soglia non a zero: 323 decessi in Italia

Speranza venuta a cadere con i nuovi dati diffusi dall’Unità di crisi regionale. Il totale di persone che hanno perso la vita a causa dell’epidemia, è 116

Purtroppo l’effetto sperato a oggi in Sardegna per oggi 29 aprile, non c’è stato. Il bollettino odierno parla di 7 decessi (116 in totale dall’inizio dell’epidemia) nelle ultime 24 ore e 5 nuovi positivi, 2 dei quali riscontrati nell’area Metropolitana di Cagliari e 3 nel Sassarese, numero totale a stasera salito a 1.290. 1.183 i tamponi effettuati. Un solo ricovero in meno in terapia intensiva (17 a stasera) e 9 i guariti, per un totale di 413 persone.

I DATI AGGIORNATI ALLE 18 FORNITI DALLA REGIONE SARDEGNA

ITALIA. Altre 323 decessi registrati tra ieri e oggi, nella Penisola. 59 in meno di ieri, ma sempre dato negativo. Dall’inizio dell’epidemia il numero è di 27.682. Gli altri dati: In terapia intensiva si trovano oggi 1.795 persone, 68 meno di ieri. Ancora ricoverate con sintomi 19.210 persone, 513 meno di ieri. 83.652 in isolamento domiciliare persone (+33). I guariti raggiungono quota 71.252, per un aumento in 24 ore di 2.311 unità (ieri dichiarate guarite 2.317 persone). Ancora calo i positivi è stato pari a 548 unità (ieri erano stati 608) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 2.086, 5 in meno di ieri. Fatti 63.827 tamponi (ieri 57.272). Il numero totale di persone che hanno contratto il virus dall’inizio dell’epidemia è 203.591.

SILERI: Il vice ministro della Salute, ospite a Radio 1 durante la trasmissione Un giorno da pecora, in merito alla Serie A, ha affermato: “Fare ripartire il calcio adesso, nel rispetto dei calciatori è difficile. Vedo la partita inverosimile, perché c’è contatto fisico tra i giocatori di calcio, non si tratta di Formula 1 o tennis. Mi preoccupo per la salute degli atleti perché nel calcio potrebbe esserci contagio“. Sileri si è soffermato anche sugli affetti stabili: “Anche un’amicizia è un affetto stabile, a volte chi si sposta da una città all’altra stabilisce degli affetti con degli amici che sono spesso migliori di quelli con alcuni familiari, diciamoci la verità. Se è considerato un amico vero non è una scusa. Serve il buonsenso, è chiaro, questo è un periodo di transizione, servono regole per far capire che non è un liberi tutti”.

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