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Panchina Cagliari, cade il López bis

Il tecnico uruguaiano, già bandiera dei rossoblù da calciatore, lascia la guida tecnica della Prima squadra. Per lui sessantadue panchine in Serie A con i sardi

Consultazioni, incarichi esplorativi, fallimenti. No, non parliamo dei problemi istituzionali che attanagliano l’Italia. Facciamo, evidentemente, riferimento alla situazione legata alla panchina del Cagliari. Diego López non è più il tecnico rossoblù ma la società, che ha già aperto i casting per scegliere il prossimo allenatore, ci ha tenuto a ringraziare l’uruguaiano prima di ufficializzare il nuovo mister.

LOPEZ E IL CAGLIARI. Diego López ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del club cagliaritano. Approdato in Sardegna nel 1998 dal Racing Santander, il difensore sudamericano ha disputato ben dodici stagioni alla corte isolana. Otto campionati in Serie A e quattro in Serie B per un totale di 314 presenze impreziosite da 7 goal con la maglia rossoblù. López è il quinto giocatore nella storia del Cagliari per numero di presenze. L’uruguaiano fa ritorno in Sardegna (ma da tecnico) nell’ottobre 2012 quando inizia ad allenare la Primavera. Successivamente diviene il vice di Ivo Pulga (stagione 2012/2013 ndr) mentre nel torneo seguente prende le redini della prima squadra venendo però esonerato dopo trentadue gare proprio appannaggio di Pulga. Poi il secondo ritorno alla guida del Cagliari il 18 ottobre 2017.

LO STRAPPO. Come accade spesso nelle belle favole, i ritorni non hanno successo. Così López, dopo essere subentrato a Massimo Rastelli, per quanto la sterzata iniziale faceva ben sperare, non è riuscito a decollare portando la squadra ad impelagarsi nei bassifondi di classifica sino all’ultima giornata. Sopratutto due aspetti hanno portato alla caduta del governo López. La dirigenza e il presidente, Tommaso Giulini, non hanno perdonato all’ormai ex tecnico isolano l’assenza di spirito propositivo (spesso i rossoblù hanno giocato pensando a non prenderle più che a fare goal) e la mancanza di grinta. Ciò che rende tutto più grave è il fatto che da mister López, profondo conoscitore della storia del club sardo, ci si aspettava qualcosa in più sotto il profilo della cattiveria agonistica. E non bastano gli alibi (vedi assenze reiterate di Joao Pedro e Farias) per spiegare il disastroso finale di stagione.

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