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Cagliari, serve chiarezza: difendere le scelte fatte o ammettere gli errori e ripartire

Situazione non facile per la squadra rossoblù, che affronterà un rush finale di campionato aperto a tutte le soluzioni. Il silenzio del presidente

Il momento è delicato. La sconfitta di Verona è la logica conseguenza di un campionato che presenta più di un interrogativo, con tanti errori commessi fin dall’inizio della stagione (passando per il mercato di riparazione), per i quali ancora nessuna autocritica è stata fatta.

I TERZINI. Il rebus terzini, per esempio, con un Murru che va e un van der Wiel che viene (e poi se ne va), passando per l’acerbo Miangue, ancora non in grado di prendere possesso della fascia sinistra. Scelte discutibili, che hanno causato non pochi problemi di gestione, confidando ingenuamente anche nella duttilità di un Padoin non più giovanissimo.

DIETRO CIGARINI, IL VUOTO. Che dire poi della zona nevralgica del campo: l’infortunio di Cigarini ha messo in evidenza, semmai ce ne fosse stato bisogno, l’assenza di un regista alternativo che potesse dare il cambio. Nulla è stato fatto nel mercato di gennaio, confidando nelle doti di un Cossu non più in grado di prendersi carico di un ruolo così delicato.

LE SCELTE LÀ DAVANTI. L’attacco poi, con un Han che prima viene ceduto in prestito e poi frettolosamente richiamato, un Melchiorri lasciato partire verso il Carpi che riprende a segnare e un Pavoletti mai messo nelle condizioni di poter esprimere le sue doti, diverse da quelle del suo predecessore Borriello.

LA GUIDA TECNICA. Il peccato originale della riconferma di Massimo Rastelli: probabilmente i guai del Cagliari passano tutti da qui. Dare fiducia a un tecnico non libero di scegliere i suoi collaboratori è stata forse la mossa più azzardata, fatta quando la nuova stagione era ancora in embrione. A quel punto, meglio prendere altre strade.

UN SILENZIO ASSORDANTE. Pesa però come un macigno il silenzio del presidente Tommaso Giulini. In una situazione estremamente delicata come quella che la squadra sta attraversando in questo momento, il massimo dirigente dovrebbe difendere a spada tratta le scelte fatte finora, esponendosi in prima persona per infondere tutta la fiducia necessaria, tracciare una linea e ripartire. In caso contrario, si ammettano gli errori eventualmente commessi e si prendano immediatamente delle decisioni importanti. Una seconda retrocessione in nemmeno quattro anni di gestione rappresenterebbe un duro colpo per tutti i progetti di crescita futura.

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