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Buon compleanno a Claudio Ranieri, il re d’Inghilterra cresciuto in Sardegna

Tutti mi dicono che la favola Leicester è stata qualcosa di straordinario. Io dico che è vero ma la mia favola è stata a Cagliari“.

C’è un feeling particolare tra mister Claudio Ranieri e la Sardegna, Cagliari nello specifico. Se non c’è un’intesa forte, strana, primitiva, i miracoli (anzi, le favole) non diventano realtà. Perché portare una squadra dalla C1 alla A, con un doppio salto di categoria in due anni, indubbiamente un miracolo lo è. Almeno al pari di vincere uno scudetto con una squadra che l’anno prima si era salvata all’ultima giornata.

Ranieri arriva in Sardegna nel 1988, dopo una discreta carriera da giocatore tra Roma, Catanzaro, Catania e Palermo. Debutta in panchina con il Vigor Lamezia e poi in c1 con la Campania Puteolana, prima di raccogliere il Cagliari sprofondato nella stessa categoria. In due anni l’allenatore romano porta i rossoblù nella massima serie e garantisce una salvezza che sa di impresa, dopo essere rimasta ultima in classifica fino alla 22^ giornata. Ma non è stato un caso. Ranieri è uno che ha le imprese nel dna, perché mette il cuore prima di tutto: non si spiegano altrimenti le zero sconfitte nei numerosi derby affrontati della carriera da allenatore (tra Spagna e Italia).

Già, perché l’esperienza in Sardegna mostra Ranieri al grande calcio: a Napoli conquista il quarto posto e la qualificazione in Europa; a Firenze la promozione in A, la Coppa Italia, la Supercoppa Italiana e la semifinale di Coppa delle Coppe; poi l’avventura in Spagna: a Valencia la qualificazione in Coppa Uefa e la Coppa del Re, poi l’esperienza, questa negativa, con i colchoneros dell’Atlètico Madrid. A Londra con il Chelsea diventa Tinkerman (l’indeciso, per i presunti tentennamenti nella formazione) e raggiunge le semifinali di Champions League e il secondo posto in Premier prima di essere esonerato dal neoproprietario Abramovich e sostituito da colui che diverrà l’eterno rivale, Josè Mourinho. Torna a Valencia per una breve parentesi, giusto il tempo di vincere la Supercoppa Europea, prima di incontrare qualche difficoltà in campionato.

Nel 2007, dieci anni dopo l’ultima esperienza in patria, torna in Italia per salvare il Parma. Poi il grande salto alla Juventus, che riporta in Champions dopo gli anni bui di Calciopoli. Passa alla sua Roma, dove raggiunge un secondo posto, poi lo chiama l’Inter per il dopo Gasperini. Dopo è ancora espatrio: prima al Monaco (promozione in Ligue 1 e secondo posto dietro il Psg l’anno seguente), Nazionale Greca (esperienza non positiva) poi, nel 2015 il Leicester. A nulla valgono gli sforzi di Giulini per riportarlo in Sardegna: il Cagliari, retrocesso in Serie B, vorrebbe di nuovo mister Ranieri per guidarlo all’ennesima promozione.

Ma il destino per lui ha in serbo altro: le foxies, che l’anno prima si sono salvate all’ultima giornata, vincono in maniera incredibile la Premier League, in uno dei campionati più pazzeschi che la storia del calcio moderno ci ha regalato. La quota per la vittoria del campionato è di 5000:1, ma questo conta poco: il Leicester alla quindicesima giornata raggiunge il primo posto. Non lo mollerà più.

Le difficoltà della stagione seguente a Leicester e l’attuale buon campionato con il Nantes sono la storia recente. E chissà che Ranieri non riesca in un’altra impresa un giorno, anche a sessantasei anni, compiuti oggi. Perché fare la storia è davvero nel destino per il re d’Inghilterra, cresciuto, vent’anni fa, in Sardegna.

 

 

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