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“Qual è la tua paura più profonda?”

Questa frase, o meglio domanda, fu pronunciata dall’allenatore di una squadra di basket studentesca nell’omonimo film “Coach Carter“.

Samuel Jackson, attore principale della pellicola statunitense, chiedeva a Cruz, uno dei suoi elementi di maggior spicco, quale fosse il motivo che gli impediva di rendere al meglio.

Dopo la pessima performance odierna del Cagliari la domanda sembrerebbe pertinente: i rossoblù solo sette giorni or sono avevano sfornato una buona prestazione a Ferrara contro la Spal. Con personalità e raziocinio lo 0-2 sugli uomini di Semplici era stato netto.

Ma nel giro di sette giorni tutto è stato capovolto. Due sconfitte, tra le mura amiche tra l’altro, entrambe con modalità differenti: contro il Sassuolo sono state create diverse palle goal che non sono state sfruttate, mentre contro il Chievo Verona addirittura neanche una conclusione verso la porta avversaria.

Fatto inquietante la mancanza di idee chiare di gioco e di personalità. Evidente l’imbarazzo e la paura di osare di alcuni elementi che, arrivati sulla trequarti avversaria, paiono tirare il freno, come dei pesci fuori d’acqua.

Anche sotto il piano fisico qualcosa non torna. Sempre in ritardo nei contrasti e poco lucidi, solo nel corso di questa settimana sono stati diversi i giocatori che hanno avuto a che fare con noie muscolari.

In tutto questa sorta di “calderone”, di certo l’allenatore non può essere esente da colpe. Quest’oggi la scelta di rivolgersi ancora a Faragò si è rivelata, per l’ennesima volta, oltremodo disastrosa, Dessena si è rivelato prezioso più per gli avversari che per i compagni, e Barella che nel ruolo di playmaker non si trova per niente a suo agio in quanto privo del passo e dei tempi necessari per girare da metronomo facendo storcere ulteriori nasi per la frettolosa cessione di Colombatto.

Paura? Probabilmente no, ma è indubbio che diverse lacune, fino a poco tempo fa solo latenti, si stiano ora palesando.

 

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