Dal nostro inviato a Villasimius
Il ricordo di Bruno Pizzul, la memoria di Nando Martellini, il linguaggio del giornalismo sportivo e il legame profondo con il calcio italiano. A Villasimius, Fabio Pizzul ha aperto una finestra intima e autentica su una delle figure più amate della televisione italiana, intrecciando emozioni personali e riflessioni professionali.
La chiacchierata è avvenuta durante l’evento Racconti Mundial, organizzato dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dall’USSI, che festeggia proprio nel 2026 gli 80 anni di attività.
Nel corso dell’incontro, il giornalista ha affrontato il tema centrale della comunicazione sportiva moderna, sottolineando quanto oggi sia fondamentale recuperare competenza, approfondimento e correttezza. CalcioCasteddu lo ha intervistato per i suoi lettori, scoprendo il gradimento di papà Bruno per due leggende del Cagliari: Gigi Riva e Gianfranco Zola.
“Il giornalista deve far capire gli eventi”
Per Fabio Pizzul il cuore del mestiere resta la credibilità. Non basta raccontare un evento: bisogna comprenderlo fino in fondo per poterlo spiegare agli altri.
“Il giornalista deve raccontare e far capire gli eventi a chi si rivolge”, ha spiegato. Una riflessione che tocca direttamente il linguaggio mediatico contemporaneo, spesso travolto dalla velocità e dalla superficialità dei contenuti online.
Secondo Pizzul, servono studio, approfondimento e responsabilità nell’uso delle parole. Chi segue un giornalista, infatti, deve poter avere fiducia nella qualità e nell’onestà del racconto.
Un pensiero che sembra raccogliere idealmente l’eredità professionale di Bruno Pizzul e di Nando Martellini, telecronisti capaci di trasformare il calcio in narrazione popolare senza mai rinunciare alla misura e all’autorevolezza.
Il rapporto con papà Bruno e il calcio vissuto in casa
Tra i momenti più intensi dell’incontro ci sono stati gli aneddoti personali legati al rapporto con il padre. Racconti che restituiscono l’immagine di un Bruno Pizzul lontano dalla retorica televisiva e profondamente normale nella quotidianità familiare.
Fabio ha ricordato con ironia gli anni dell’infanzia, quando all’asilo spiegava che il padre “faceva il tubo”, citando il gergo televisivo utilizzato dai telecronisti che commentavano le partite dagli studi Rai anziché dagli stadi.
Poi il ricordo del Mondiale del 1982, vissuto in casa durante la finale contro la Germania. Un episodio sorprendente: Bruno Pizzul si addormentò durante il secondo tempo, stremato dal lungo viaggio di ritorno dalla Spagna. Si svegliò proprio sul celebre urlo di Marco Tardelli.
“Per lui il calcio era una cosa bella, ma non la più importante”, ha raccontato Fabio.
USA ’94, la sala parto e la voce di Bruno Pizzul
Tra gli episodi più emozionanti anche quello legato a Italia-Nigeria del Mondiale americano del 1994. Mentre Bruno Pizzul raccontava la partita in televisione, Fabio si trovava in sala parto con la moglie Rita per la nascita del primo figlio.
Le urla della telecronaca arrivavano in sottofondo tra medici e ostetriche, mentre l’Italia rischiava l’eliminazione. Alla fine andò bene per tutti: nacque Dario e gli azzurri vinsero in rimonta.
Un intreccio quasi cinematografico tra vita privata e storia calcistica italiana.
In riferimento a Gianfranco Zola, che purtroppo in quella partita patì la peggiore delusione della carriera – il celebre rosso diretto inventato dal famigerato Brizio Carter – è stato tra i preferiti di Bruno Pizzul. Un gradino sotto Roberto Baggio, che Fabio ha identificato quale calciatore più amato dal padre.
Gigi Riva, simbolo umano prima ancora che sportivo
In Sardegna non poteva mancare il riferimento a Gigi Riva, figura che Fabio Pizzul ha definito centrale anche nella memoria familiare.
Bruno Pizzul vedeva in Rombo di Tuono non soltanto un fuoriclasse, ma anche un uomo vicino alla sua idea di calcio: fisicità, essenzialità e autenticità.
Fabio ha ricordato anche il legame speciale tra suo padre e la Sardegna, culminato in un episodio diventato quasi simbolico. Una volta sbarcato a Olbia, un tifoso salutò Bruno dicendogli: “Bentornato a casa”.
Una frase semplice ma potentissima, capace di raccontare quanto la voce di Bruno Pizzul sia rimasta nel cuore dei sardi e degli italiani.
Il calcio come racconto collettivo
L’intervento di Fabio Pizzul a Villasimius è sembrato molto più di una commemorazione. È stato un viaggio dentro un modo diverso di vivere e raccontare il calcio, fatto di umanità, linguaggio misurato e cultura sportiva.
In un’epoca dominata dalla velocità dei contenuti e dalle opinioni urlate, il ricordo di Bruno Pizzul e Nando Martellini assomiglia quasi a una lezione civile sul valore delle parole.
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Bah… ricordo ancora la famosa semifinale di ritorno della coppa Uefa nel 94, Inter-Cagliari, telecronaca di Pizzul, fece un tifo sfegatato per l’Inter come se stesse giocando contro una squadra straniera. Vomitevole🤮
Non è vero.
Ma quale non è vero, fu una telecronaca a senso unico come se l’Inter avesse giocato con una squadra straniera
È molto vero, invece! Fu una telecronaca disgustosa! Non ho un bel ricordo di quell’uomo!
Mi hai preceduto nel commento, da quel giorno mi dava fastidio sentire anche la sua voce la sua voce