Di Francesco e il Cagliari, la delusione che riportò tutti con i piedi per terra

L'avventura dell'allenatore al Cagliari è stata un percorso rapido dalla speranza alla crisi, con l'addio che ha segnato la fine di un progetto incompiuto

Cagliari-Lecce vedrà l’ennesimo ritorno in Sardegna da avversario della più grande delusione del presidente Tommaso Giulini, e forse della storia recente rossoblù. Eusebio Di Francesco non era solo un tecnico, ma un ideale della società, chiamato come manifesto di ciò che la dirigenza chiedeva: bel gioco e sguardo internazionale, con ambizioni da parte sinistra della classifica. Ma l’esperienza di Di Fra nell’Isola fu tutta il contrario. Fu l’inizio della fine di quelle ambizioni, che si spensero definitivamente con la retrocessione della stagione successiva.

L’arrivo

L’arrivo di Di Francesco sulla panchina del Cagliari aveva suscitato grande entusiasmo e speranza. L’estate del 2020 sembrava portare con sé un futuro luminoso per la squadra rossoblù, pronta a rilanciarsi con un tecnico di esperienza internazionale, abituato a gestire realtà di alto livello e a proporre un calcio moderno e dinamico. Dopo l’illusione europea di Maran qualche mese prima e la rottura con Zenga, ad agosto 2020 un “assembramento” di tifosi e giornalisti all’aeroporto di Elmas accoglieva Di Francesco come il nome forte per rilanciare il club sui livelli di fine 2019. Un 4-3-3 propositivo e fluido, di stampo “giochista” spinto, che sembrava la ricetta ideale per una squadra con tanti nomi importanti. Godin, Joao Pedro, Rog, Nandez, Cragno, Simeone, più il nuovo acquisto Marin, solo per citarne alcuni.

Aspettative spente

Tuttavia, nonostante l’indubbia qualità della squadra e la volontà di Di Francesco di riproporre il suo calcio offensivo, i risultati sono stati deludenti. Dopo una partenza altalenante, il Cagliari si ritrovò al terz’ultimo posto dopo il girone di andata. La mancanza di identità è stata una delle principali cause della crisi, con Di Fra che non trovò mai una vera stabilità tattica. Di Francesco cambiò spesso moduli e ruoli, variando da quel 4-3-3 che prima di allora fu per lui un dogma, senza riuscire a costruire una formazione definitiva.

Gli infortuni, su tutti quello di Rog, ma anche lo scarso impatto di giocatori molto graditi al tecnico come Marin e Sottil, la sterilità offensiva di un reparto che non riuscì a trovare una sua fisionomia. Tutti problemi che portarono alla crisi di risultati e al divorzio inevitabile. La gestione Di Francesco fu quindi segnata dall’incapacità di tradurre le idee in prestazioni concrete, e dopo una serie di risultati deludenti, la decisione di Giulini di interrompere il progetto si rivelò una necessità inderogabile. Eppure lo stesso presidente ci credette fortemente, tanto da rinnovare il contratto del tecnico in mezzo alla tempesta, proprio poche settimane prima di allontanarlo. “Proviamo a dargli più forza” disse Giulini allora, salvo poi dover tornare sui suoi passi per salvare il salvabile.

Il finale

La salvezza arrivò da un nuovo assetto tecnico guidato da Leonardo Semplici in panchina e Stefano Capozucca alla direzione sportiva. Ma fu un autentico miracolo sportivo, con la squadra presa per i capelli e a rischio fino all’ultimo. Alla fine, dell’avventura di Eusebio Di Francesco rimase l’illusione di ciò che poteva essere. Un’avventura che sembrava promettente, ma che ha perso la sua forza dirompente sotto il peso delle aspettative non soddisfatte.

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1 mese fa

Dipende dal sistema di gioco che adotta e fa applicare alle squadre da lui allenate, pertanto nel caso di mr. Di Franesco la domanda è se è stato esonarato più volte da tecnico zonista o da tecnico che marca a uomo, io la risposta ce l’ho da tempo nei suoi confronti, asplicitata più volte.

Gastone
Gastone
1 mese fa

tuo senza ritorno!

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1 mese fa

Le altre esperienze invece tutte esaltanti🤣🤣🤣🤣

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1 mese fa

Mai piaciuto come allenatore,spesso in confusione,con il suo calcio da molteplici moduli,imbarcava solo reti avversarie.

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1 mese fa

E’ stato sfigato , senza il covid avrebbe fatto bene .

Gigi11
Gigi11
1 mese fa

Che c’entra il covid? Maran e Zenga sono stati colpiti in pieno dal periodo covid. Maran si stava riprendendo dopo la crisi seguita al periodo d’oro, pareggiando con l’Inter con un gol di Nainggolan a febbraio 2020,poi si chiuse tutto. Zenga in isolamento ad Assemini e giocando poi ogni 3 giorni. Si vede in questi ultimi 4-5 anni senza covid come giocano bene le squadre di Di fra. Al 90 % retrocede anche quest’anno

Jolly Rogers
Jolly Rogers
1 mese fa
Reply to  Gigi11

L’unico nesso col covid che posso ricordare è stato il momento buio di Cholito Simeone. Si era ammalato di covid ed ha avuto un calo pazzesco. Si è ripigliato a Verona dopo che lo avevamo dato via per noccioline.

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1 mese fa

Ed il Lecce fu anche artefice della retrocessione del Cagliari…

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1 mese fa

come si puo chiamare allenatore se tutte le squadre allenate da lui retrocedono in b e trova sempre una panchina non si capisce perche🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮

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1 mese fa

Un allenatore che in quel momento aveva buone credenziali, quando arrivò a Cagliari fu accolto con grande entusiasmo, poi sappiamo tutti come andò a finire, grazie a un pizzico di fortuna e a Semplici siamo riusciti a salvarci.

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1 mese fa

Fa gironi di andata buoni poi gironi di ritorno tragici..col Frosinone sembrava lo portasse in Europa poi serie B.

Gigi11
Gigi11
1 mese fa

Il nostro girone di andata era pessimo, figuriamoci quello di ritorno se fosse rimasto…

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1 mese fa

Cugurra

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