Migliora decisamente il possesso palla dei rossoblù, che però risulta essere sterile. Sempre più pesante l’assenza di una punta di movimento
Il punto guadagnato contro la Sampdoria ha ora un sapore diverso. Alla luce del trittico di gare in otto giorni, il Cagliari non esce per niente bene, tenendo presente però che poteva andare anche peggio: se Cragno non avesse parato il rigore al 90′ nella gara contro la Samp, a quest’ora si starebbe commentando un filotto negativo di tre sconfitte consecutive, con i rossoblù in piena zona retrocessione.
IL LATO POSITIVO. Il dato che comunque salta subito all’occhio della gara del Meazza contro l’Inter è certamente quello sul possesso palla: 50%. Il Cagliari sembrerebbe così aver cambiato pelle rispetto alle scorse stagioni, quando una trasferta sul campo di una cosiddetta ‘grande’ significava semplicemente subire e sperare di non prenderle.
IL GOL CHE NON ARRIVA. Purtroppo, però, si è trattato di un possesso palla totalmente sterile, che non ha prodotto alcun pericolo alla porta di Handanovic: appena due i tiri in porta, davvero poco rilevanti, con sei tiri totali. Una carestia offensiva che pone ora il Cagliari al penultimo posto tra le squadre più prolifiche della Serie A, al pari della Spal e superiori al solo Frosinone, quest’anno in gol soltanto una volta.
IL PECCATO ORIGINALE. Numeri impietosi, che rimandano certamente a una gestione del reparto offensivo, in fase di calciomercato, assolutamente inspiegabile. Già nel precampionato si paventavano i dubbi sulla tenuta di due giocatori come Farias e Sau, considerate soprattutto le prestazioni negative dello scorso campionato. Che senso ha avuto puntare ancora su entrambi? Davvero è stato impossibile notare il clamoroso buco in rosa, mancante di una punta di movimento in grado dialogare con un Pavoletti troppo penalizzato?
La sensazione è che si sia persa un’ottima occasione per completare una rosa capace finora di buone trame di gioco, ma solo per trequarti di campo.


