Le prestazioni migliorano sensibilmente, ma i gol e soprattutto i punti non arrivano. C’è un rischio da non sottovalutare assolutamente
Tutti coloro che hanno avuto esperienza subacquea sono ben consapevoli dei pericoli che i fondali marini nascondono.
Anzitutto, è noto che maggiormente si scende di profondità, meno luce solare vi penetra, ed il buio presto regna sovrano. Se non si mantiene freddezza mentale, se ci si lascia prendere dal panico, le possibilità di rimanere nel fondo marino e di perdere la vita sono alte.
Purtroppo la situazione attuale del Cagliari ben si sposa con il succitato esempio: una squadra non abituata, o meglio non concepita per stazionare nei bassifondi della classifica e che arranca nel tentativo di risalire.
La squadra rossoblù non vince da novembre, e quel peggiora ulteriormente le cose è l’attacco che ha smesso di segnare. E si sa, se non segni, neppure vinci. La difesa ha registrato una maggiore compattezza, con Godin finalmente vero leader del reparto, ma i vari Simeone, Joao Pedro e Pavoletti hanno smarrito la via della rete e che è costata tantissimi punti.
Sta mancando pure l’apporto a livello carismatico di coloro che dovrebbero prendere per mano la squadra come lo stesso Joao (tra l’altro capitano, dettaglio di non poco conto) e Nainggolan.
Freddezza mentale, pulizia: questo è quanto deve fare il Cagliari per cercare di risalire. Risalita che non può essere immediata, ma, sempre come ci insegnerebbe un sub, dev’essere fatta rispettando tempi e, per l’appunto, self control.
Venerdì ultima chiamata, probabilmente senza possibilità di appello, contro un Torino non lontano dalla situazione dei rossoblù. Chi verserà il possibile bicchiere d’acqua decisivo nella gola dell’avversario? Ed il Cagliari sarà capace di non farsi prendere dal panico?


