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ESCLUSIVA – Firicano: “Il Cagliari ha il mix giusto per una B di vertice”

L’ex capitano rossoblù fa un bilancio a tutto campo sui rossoblù dalla retrocessione al campionato di B

“Non conosco le logiche interne, né le dinamiche di certe scelte ma è chiaro che la scelta dell’allenatore, in serie B più che mai, è fondamentale”. Aldo Firicano, colori rossoblù tatuati nel cuore (“Non potrò mai dimenticare Cagliari, il Cagliari e la sua gente. Ho trascorso da voi anni fondamentali per la mia crescita, da uomo e da calciatore”) in esclusiva per CalcioCasteddu. L’ex centrale difensivo del gruppo guidato, tra gli altri, da Carletto Mazzone, allena la San Giovannese, serie D Toscana. “Ho vinto le prime due e perso la terza con i primi in classifica. Sono soddisfatto”. E c’è da chiedersi come mai, pur essendo stato accostato ai Quattro mori, non abbia mai preso quota una reale candidatura alla panchina. Misteri del pallone. Come quelli di un campionato aperto a sviluppi impossibili da intuire. “La Serie B è molto bella avvincente, equilibrata. Tutte le partite, al di là della classifica, sono aperte. Per le società la costruzione della rosa e la guida tecnica sono il compito principale e più difficile”.

Partiamo dagli aspetti tecnici e tattici. Come si vince?
“Premesso che le difficoltà, anche per le squadre più accreditate, vanno messe in preventivo, dopo sei giornate il bilancio è parziale per varie ragioni”.

Ad esempio?
“In B le idee di gioco, la visione e le prospettive tecniche vengono un filo dopo la condizione agonistica e mentale. La rosa va allenata per il raggiungimento dell’obiettivo societario. Quindi, devi saper correre e stare bene con la testa. Adesso, durante la sosta, gli allenatori potranno mettere mano alle criticità, dal possesso palla alla manovra e alla finalizzazione”.

Uno dei problemi del Cagliari su cui torneremo. Intanto, la pazienza dei presidenti nel supportare i progetti è sbalorditiva: sono già saltati Castori, Caserta, Maran, è in bilico Gattuso per problemi di salute. Sensazione?
“Sono i soliti errori di programmazione. Errori che quasi sempre si pagano. Ripeto, la B va affrontata con progetti solidi e buon senso. In un campionato lungo e molto complicato la fretta è cattiva consigliera”.

Cosa serve per fare bene e non farsi cacciare?
“Continuità. Un rendimento stabile ti permette di andare sino in fondo. Non devi farti staccare e ad aprile se sei rimasto in scia dirai la tua fino in fondo. Con un particolare non trascurabile”.

Prego.
Anche un pareggio può sembrare non eccezionale. Ma se il Cagliari anziché aver perso con il Bari, avesse portato un punto a casa, sarebbe stato molto meglio in vista del prosieguo del torneo. Forse, dopo le due vittorie di fila con Modena e Benevento, si sarebbe storto il naso, ma avrebbe dato fiducia, consapevolezza e autostima al gruppo”.

Diceva del rush finale. Per salire in A corrono in tante. Per Aldo Firicano chi sono le predestinate?
“Per salire, direttamente o dai play off, devi stare bene agonisticamente, essere motivato e avere una rosa lunga e di valore. Avrai alti e bassi, ma se il gruppo è ben coperto su tutti i ruoli, saranno le qualità tecniche a fare la differenza. Ecco perché sono convinto che il Cagliari verrà fuori”.

E le altre?
“Tra le più accreditate, oltre al Cagliari, vedo il Genoa, anche per storia, investimenti, tradizione e organico. Senza frasi distrarre dalla classifica attuale, la Reggina è tra le più attrezzate, il Benevento, anche se è in crisi, e il Frosinone”.

Quali potrebbero essere le sorprese?
“Il Palermo di Corini. Come tutte quelle che vengono dalla C, hanno entusiasmo, una grande società alle spalle e le ambizioni giuste. Poi, la piazza è molto calda. Mi sbilancio: occhio al Cittadella, da tanti anni fa i play-off”.

E il Brescia primo in classifica del “suo” ex presidente Cellino?
“È forte ma non credo possa correre fino alla fine. Mi pare che il presidente abbia perso quella carica vincente che lo ha sempre contraddistinto”.

Come vede il Como dei big, Fabregas in campo, Henry e Wise in società?
“Il calcio dice che i grandi nomi contano fino a un certo punto. Come a tutte va dato tempo per capire il torneo. Sono in sofferenza per varie difficoltà, la B va conosciuta, altrimenti si rischia di fare brutte figure”.

E siamo al Cagliari. Che idea si è fatto della retrocessione?
“Il campionato scorso è stato disastroso, con i tempi dei due esoneri e i 10 punti alla fine del girone d’andata. Ma quello di Venezia ha dell’incredibile. È stata una grave macchia, indelebile, per la società e per la squadra, anche male assortita. Hanno avuto in mano la salvezza fino all’ultimo. Peccato”.

Il fardello è pesante.
“Sì, perché altre volte il Cagliari è retrocesso. Ma tra gli applausi e la considerazione. Adesso, capisco amarezza, perplessità e rabbia dei tifosi”.

Le mosse a seguire del club come le valuta?
“Cambiare era necessario, la rosa è tarata per la B e per fare al meglio”.

Si segna poco. Come si risolve il quesito?
“Lapadula in B fa da sempre la differenza, farà i suoi gol. L’organico abbina bene giovani ed esperti. Il mix giusto. Poi, ci sono le qualità di Nandez e Rog, un lusso per la B”.

La difesa è già sul banco degli imputati. È giusto?
“Li ho visti in difficoltà, Se hai perso due partite e altre le hai riprese in rimonta, qualche sbavatura da correggere c’è stata. Ma siamo agli inizi e, al di là dei reparti e dei singoli, è chiaro che la squadra senta la pressione. La rabbia della retrocessione va digerita, sedimentata e portata dalla parte giusta. Quella che serve per fare un bel campionato”.

Se può dircelo, cosa pensa di Fabio Liverani?
“Collega valido. Lo aiuta aver giocato nella Primavera rossoblù. È normale che i risultati lo mettano sull’altalena. Serve pazienza e calma. Farà al meglio il suo lavoro”.

È l’allenatore giusto per risalire in A?
“La scelta del club è stata coraggiosa visto che veniva dal passaggio complicato vissuto a Parma. Forse ci voleva qualche certezza in più. Ma nel calcio la si può avere solo a tavolino. Poi, parla il campo” .

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