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Nervi tesi allo stadio, Joao Pedro vittima quanto i tifosi. Il racconto del dopo gara

Un Natale bollente in casa Cagliari, tra uno stadio infuocato e un post gara concitato

DENTRO. Cori contro società e giocatori, spettatori che si alzano dalle tribune per andare via dopo il quarto gol, il club che chiede scusa via social. L’atmosfera all’interno della Unipol Domus nei minuti finali di Cagliari-Udinese è funesta. Gli occhi dei cronisti sono più per le reazioni della Curva Nord che non sul campo, dove ormai gli stessi friulani forse, sentendo l’aria che tira, temono di fare pure il quinto.

FUORI. Al termine di una gara straziante ci si aspetta poco dalla sala stampa, se non un laconico intervento della dirigenza a confermare o esonerare Mazzarri. Si va fuori a vedere cosa succede. L’attesa è per una contestazione degli Ultras, sulla scia di quella compiuta qualche settimana fa dove ci fu un acceso confronto con la squadra. Ma niente. La Curva quasi a dire “mi si nota di più se non ci vado” non si presenta, perché l’assenza a volte fa più male della presenza.

POCHI MA ARRABBIATI. Ad attendere i giocatori all’uscita dello stadio ci sono una cinquantina di tifosi non organizzati. Semplici sostenitori delusi che qualcosa da dire ai propri beniamini ancora ce l’hanno. La passerella che separa la Unipol Domus dal parcheggio nel vecchio Sant’Elia diventa una salita al Calvario per i giocatori. I più attesi sono Caceres e Godin, ma ce n’è per tutti. Una ragazza fa il verso dell’asino ragliando a ogni giocatore che lascia l’impianto, il resto dei tifosi segue con parolacce e insulti. Tra le frasi più leggere il classico “andate a lavorare” e “non siete degni”. I calciatori si avviano verso le loro auto a testa bassa, alcuni incappucciati. Poi esce Obert, giovane difensore della Primavera aggregato in prima squadra, e a sorpresa è l’unico a volersi avvicinare ai tifosi che apprezzano il gesto e con lui cambiano tono. Non lo apprezzano gli steward e le forze dell’ordine che lo bloccano e lo costringono ad andare al parcheggio.

QUESTIONE JOAO. Esce Joao Pedro e purtroppo, immeritatamente, anche il capitano è bersaglio dei tifosi. Anche lui, molto probabilmente per ordine di scuderia, ignora il gruppo di sostenitori ed entra nel parcheggio. Poi però torna indietro. Qualcosa lo ha scosso e indica la posizione di un piccolo gruppetto affacciato alle transenne del vecchio Sant’Elia. Il brasiliano è incontenibile e allontana due steward e il magazziniere del Cagliari, non lo tiene nemmeno un secondo cordone di controllo. Arriva alle transenne e continua a indicare la zona di alcuni contestatori. Nel frattempo prosegue la pioggia di insulti: “devi pensare a giocare” gli gridano. Lui molto umilmente risponde “hai ragione”, facendo capire che non ce l’aveva con la contestazione in se ma con qualche parola precisa diretta nei suoi confronti e pronunciata da qualcuno in particolare. Vuole confrontarsi con la persona che gliel’ha gridata. Poi la vena si stappa e Joao decide di lasciare la zona visibilmente amareggiato.

VITTIME. Una situazione spiacevole, soprattutto perché ad andarci di mezzo è stato il giocatore che meno di tutti lo merita. Ma non sono i tifosi ad aver sbagliato, la contestazione fa parte del gioco. Se Joao è finito in questa situazione è colpa di chi sta logorando la squadra dall’interno, chi è venuto a Cagliari con l’atteggiamento di chi sta facendo svogliatamente un favore. Un manipolo di mestieranti con più soldi che anima. Uomini come Joao hanno reso il Cagliari un club ricco di storia e la Sardegna una terra accogliente. La speranza è che quella con l’Udinese sia stata davvero l’ultima gara in rossoblù per qualcuno. Questi non meritano un capitano come Joao e non meritano nemmeno dei tifosi che li aspettano al freddo carichi di “vaffa”.

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